Super-cani e tecnologia per la Protezione Civile

di Gabriella Bernardi

Al Protec, il primo Salone delle Tecnologie e dei Servizi per la Protezione Civile e Ambientale, tra piccoli velivoli e camion speciali, satelliti e tecnologie all’avanguardia, si è pure visto in azione Nick Carter: non l’infallibile detective, ma un simpatico cagnolone che ha dato prova, in una simulazione, del suo addestramento speciale per ritrovare persone scomparse. Questo ed altro  s’è visto qualche mese fa al Lingotto in occasione di questo salone organizzato con il sostegno della Regione Piemonte, settore Protezione Civile, e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile. L’obiettivo era di mettere a confronto gli esperti mondiali sulle problematiche connesse agli eventi catastrofici e proporre ai responsabili della sicurezza e agli amministratori pubblici un panorama completo delle tecniche di previsione, prevenzione,  valutazione e riduzione dei rischi industriali e ambientali.
Parallelamente si è anche svolto l’Ucom (Urgent & Critical Communication Technology), evento dedicato alle infrastrutture critiche di soccorso. In tre giorni si sono svolti ben trenta eventi per operatori del settore, volontari, e pubblico, sviluppati in convegni specialistici internazionali, mostre interattive, simulazioni operative dal vivo, presentazione di tecnologie innovative. Per esempio il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale era presente a con la Piattaforma sismica, un oggetto che simula gli effetti del terremoto, e in un’area dimostrativa dell’attività dei Centri Funzionali che svolgeva la funzione di previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale degli eventi catastrofici.
protecBisogna dire che da un po’ di anni la protezione delle persone e dei territori dai rischi di eventi calamitosi è coadiuvata dalle cosìddette “scienze previsive” e dal monitoraggio costante delle evoluzioni dello stato della terra. Ricercatori ed esperti internazionali durante il convegno hanno fatto il punto della situazione sull’avanzamento dei progetti e delle ricerche, con le quali si vuole far evolvere la Protezione Civile dal concetto di emergenza a quello di prevenzione. Studiosi di scienze della terra, climatologia, geoidrologia e sismologia hanno proposto lo stato dell’arte dei metodi di monitoraggio dei rischi e le proposte di tecniche di prevenzione che scaturiscono dal lavoro di ricerca sul campo.
Un esempio fra tutti riguarda proprio la nostra regione, in particolare il lago effimero che si formò anni fa nelle vicinanze di Macugnaga. Il 21 giugno 2002 si scoprì un nuovo lago glaciale ai piedi del Monte Rosa a 2160 metri di quota. Il ghiacciaio del Belvedere ed il Lago delle Locce sono da sempre una meta per le gite, in più la curiosità di vedere un nuovo lago nato nelle vicinanze fu un’attrazione irresistibile per alcuni ed una fonte di preoccupazione per gli esperti del settore. Vi è da dire che la formazione di questi laghi sulle Alpi non è un fenomeno così isolato o insolito: altri esempi sono quello formatosi sul ghiacciaio della Croce Rossa in Val di Lanzo, che osservato dalle foto aeree appare come una goccia o una lacrima sulla superficie estesa del ghiacciaio. Ma perché potrebbe far così paura? Sul ghiacciaio del Rocciamelone, ad esempio, nel 2004 si formò un laghetto di 3200 metri quadri con il pericolo che tracimasse o sfondasse a valle sul versante francese dell’Arc, quindi vennero attuate operazioni di svuotamento artificiale. Altri esempi sono comparsi sul ghiacciaio di Malevalle in Trentino o nel 2009 in Svizzera nell’Eiger o più recentemente nel 2010 sul versante francese del Monte Bianco a la Tète Rousse dove già in passato si era formato un doppio lago interno, endoglaciale, di 200.000 metri cubi d’acqua, la cui rottura nel 1892 provocò nello stabilimento termale a valle ben 175 vittime.
Tutto questo è causato dal fenomeno naturale del termocarsismo che avviene quando l’acqua, essendo più calda del ghiaccio, dà l’avvio a un processo di fusione che è tanto maggiore quando più le temperature sono elevate. Questo processo non è da sottovalutare perché il cambiamento di massa avviene con una velocità, detta di trasferimento, notevole. Ad esempio per quanto riguardava il ghiacciaio del Belvedere la velocità del trasferimento di massa si aggirava sui 50-60 metri all’anno, arrivando ai 100 metri all’anno nei momenti più critici e nel passato ci sono stati laghi che hanno creato problemi durante i loro svuotamenti, come quelli in valle d’Aosta che distrussero strade e ponti nei pressi del capoluogo. Una delle soluzioni adottate per prevenire tali disastri è quella di procedere con un intaglio nel ghiaccio che permettere al lago di “sfiorare” ovvero di fuoriuscire dall’invaso del ghiacciaio senza creare danni.
Intanto, la presenza incombente del laghetto effimero nei pressi di Macugnaga nel 2001 e nel 2002 raggiunse i 3 milioni di metri cubi, facendo temere anche un effetto Vajont, rotture del ghiaccio e quindi un rilascio violento dell’acqua. Vennero usate delle pompe per deprimerne il livello, ma nel 2003, proprio in quella famosa estate “tropicale”, il lago si riformò, ancor più grande del precedente, incrementando ancora il fenomeno termocarsico. Oggi il lago non c’è più, le gite proseguono per altre mete, e chi vuole può vedere in rete le foto che ritraggono la breve vita di questo bacino che fortunatamente non ha creato danni.
Quello è stato un esempio di prevenzione, ma diversamente, a disastro avvenuto, è necessario adottare tecniche e strumenti per soccorsi tempestivi ed efficaci. Tre dimostrazioni di soccorso  hanno dato la possibilità al pubblico di testare le modalità utilizzate dai corpi designati alle azioni di emergenza per trovare e mettere in salvo le vittime. I cani molecolari vengono già impiegati nella ricerca di persone scomparse, come sappiamo da casi di cronaca recenti, e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha colto l’occasione fornita da questo salone per effettuare una simulazione della ricerca di persone disperse con un suo cane molecolare, Nick Carter appunto. L’esercitazione, avvenuta all’interno del Lingotto, aveva l’obiettivo di mostrare come alcuni cani possano essere addestrati per seguire le tracce olfattive di una persona dispersa anche per diversi giorni, in situazioni estreme dovute a valanghe, macerie, boschi, luoghi affollati, al chiuso o all’aperto e come sia fondamentale l’intesa tra il soccorritore e il suo cane.
I Vigili del Fuoco di Torino e il 118  Piemonte,  con  il  supporto  della  Protezione  Civile  piemontese,  hanno organizzato  una dimostrazione di soccorso alla popolazione vittima di calamità naturale con tecniche Usar (Urban Search and Rescue), ovvero Ricerca e Soccorso Urbano. Intervenire tra le macerie di un edificio crollato in seguito a un terremoto, uno smottamento, un’alluvione o un’esplosione per individuare persone ferite e intrappolate richiede un intervento su due livelli. Da un lato il soccorso tecnico per individuare il ferito muovendosi in un luogo pericoloso per gli stessi soccorritori e impiegando attrezzature di ogni tipo, dall’altro il primo soccorso in loco prima del trasporto in ospedale delle persone estratte dalle macerie. E per concludere con le tecnologie a disposizione di tutti c’è anche stata una simulazione di persona dispersa ritrovata tramite l’utilizzo di  smartphone  e  alcune  applicazioni  web  2.0  per  la  gestione delle informazioni tra sala operativa, le squadre di soccorso e cittadini comuni. L’esercitazione voleva testare innovative applicazioni web e cartografiche utili nella ricerca delle persone disperse e dei sistemi IT che permettono la condivisione delle informazioni a distanza.  

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