I cento anni del Ponte Vittorio Emanuele III di San Mauro

di Emanuele Franzoso

Il Ponte Vecchio di San Mauro Torinese, intitolato a Vittorio Emanuele III, compie cento anni. Era l’8 settembre 1912 quando il sindaco di allora, Giovanni Mochino, inaugurò l’opera che collega l’Oltrepo e le borgate Barca e Bertolla di Torino con il centro storico e la collina sanmaurese.
Un secolo dopo, i festeggiamenti per il centenario sono accompagnati dall’emissione di un annullo filatelico, la presentazione di un libro, mostre fotografiche, artistiche e spettacoli: tutti dedicati all’opera architettonica simbolo della città e insignita recentemente del titolo di “Meraviglia italiana”. Ma andiamo con ordine: il primo mattone fu posto nel 1911 dalla ditta Allegri (già nota per aver edificato il ponte Umberto I a Torino e messo la firma su altri sei a Roma) sulla base del progetto dell’ingegner Pietro Lombardi. L’opera misura 265 metri, è larga 8 e si costituisce di nove arcate. Prima, il fiume Po era attraversato grazie alle barche attraccate in un porticciolo che oggi è ricordato soltanto dal nome di un bar e da molte immagini ingiallite e ormai impresse indelebilmente nella memoria di tanti sanmauresi doc.
ponte-1 La spesa preventivata è di lire 612 mila; ed il sussidio governativo concesso fu di lire 306 mila, pagabili ratealmente, nel giro di cinque anni”. A raccontare queste cifre di un’epoca passata è Renzo Masiero, autore del libro Ël nòstr Pont ansima al Pò (Ed. Il Punto, Torino, giugno 2012). Si tratta dell’ultima pubblicazione sul tema, una raccolta ordinata di documenti storici, come si evince anche dal sottotitolo “Notizie di una storia”. Masiero accenna soltanto ai tempi lontani in cui il fiume era chiamato Eridano e la città delle fragole si chiamava come la sua abbazia millenaria: Pulcherada (nome decaduto intorno nel 1438 e rimasto per indicare l’attuale parrocchia del centro storico) per poi concentrarsi sulla costruzione, inaugurazione e vita del ponte.
Una delle realtà più importanti nella storia del “Vittorio Emanuele III” è stata senza dubbio la partecipazione del popolo. Donazioni, lavori e manifestazioni: i sanmauresi e i torinesi hanno contribuito largamente alla nascita dell’infrastruttura che sostituì per sempre le figure dei barcaioli, permise scambi commerciali e collegamenti con la vicina Settimo e la sua stazione ferroviaria e ancora oggi si fa ammirare, soprattutto nei giorni in cui viene completamente chiusa al traffico veicolare. Furono 412 le sottoscrizioni in denaro garantite da molti cittadini negli anni ’10 del Novecento per un totale di circa 44.000 lire.
Ci fu anche chi lasciò il suo contributo indicandolo addirittura nel testamento. Insomma, il ponte (non ancora “Vecchio”) era una necessità sentita da tutti, perché il fiume rappresentava una via di comunicazione importante: un’area adatta e redditizia per la pesca nonché luogo molto amato dai giovani per fare il bagno e prendere il sole. Esistono alcune interessanti testimonianze che narrano dei lunghi pomeriggi che lo scrittore Cesare Pavese era solito trascorrere sulle sponde sanmauresi del fiume.
ponte-2L’8 settembre 1912 la cittadinanza si presentò in massa all’appello, insieme alle autorità tra le quali il vicario generale Mons. Costanzo Castrale e il sottosegretario ai Lavori Pubblici onorevole Luigi De Seta il quale, in rappresentanza del re, tagliò il nastro tricolore di rito tra i suoni delle bande, preghiere, canti e versi d’occasione.
Cent’anni dopo, tanti bambini hanno contribuito ad abbellire l’area antistante l’accesso al Ponte con un orto biologico. Erbe aromatiche trovano spazio nell’area allestita dagli alunni delle scuole elementari sanmauresi coordinati dall’insegnante Maria Grazia Vincoletto. “Il 5 giugno abbiamo inaugurato l’appezzamento di terreno coltivato: è stato un lavoro di squadra”, racconta la maestra, già promotrice degli orti scolastici legati al progetto scuole di Slow Food. “L’ufficio tecnico del Comune ha preparato terreno e materiali poi, i bambini coordinati da cinque nonne e nonni volontari hanno trapiantato le piantine in circa tre ore dando vita all’“Orto di tutti”.
Dai bambini agli adolescenti sono diversi i modi di esprimere l’apprezzamento e l’amore per il “Ponte Vecchio”. Tre anni fa, intorno ai lampioni che costeggiano i bordi del viadotto, sono apparsi molti lucchetti assicurati a catene e pieni di messaggi d’amore. Prima che il Comune provvedesse a rimuoverli, questi segni lasciati dagli innamorati si sono moltiplicati facendo temere un fenomeno incontrollato come nel celebre ponte di Firenze. Nel 2011 il “Vittorio Emanuele III” ha ottenuto il riconoscimento di “Meraviglia d’Italia” nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità nazionale: l’iniziativa è stata patrocinata dalla Camera dei Deputati, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ministero della Gioventù, del Turismo, dei Beni e Attività Culturali) e da Regioni ed enti locali.
Per lo spegnimento delle cento candeline, invece, il ponte è stato ristrutturato e l’8 settembre sarà abbellito da quadri e fotografie. I festeggiamenti sono stati organizzati dalle associazioni locali Europa 2000 e Arcisolaris con la collaborazione del Politecnico di Torino, di Map, di Museo Torino e il patrocinio della Città di San Mauro Torinese. I Ponti Allegri è il titolo dell’allestimento fotografico sulle eccellenze più significative della storica ditta costruttrice: la mostra sarà inaugurata venerdì 7 settembre 2012 alle 18 e rimarrà aperta al pubblico fino al 16 settembre, dalle 10 alle 18, nella scuola Nino Costa in via Martiri della Libertà 60. “L’annullo filatelico speciale renderà unica questa giornata”, assicura il filatelico Argo Tobaldo di Europa 2000. “Sarà reperibile insieme a due cartoline storiche ricostruite per l’occasione e timbrate nel gazebo di Poste Italiane dalle 10 in avanti di sabato 8 settembre”.

Sull'Autore

I commenti sono chiusi.