A Saluzzo il primo diploma riconosciuto di musica tradizionale occitana

di Eleonora Chiais

È nato al ritmo di una scatenata Chapelloise il primo diploma, riconosciuto dal mondo accademico, della scuola di musica tradizionale. La sede è il Dipartimento di Musica Occitana della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo e l’innovazione sta nel fatto che, accanto alle classiche lezioni individuali di sonorità occitane, trovano posto corsi e laboratori complementari di Teoria Musicale, Musica d’Insieme, Formazione in musica popolare e Cultura e lingua occitana. Insomma, nell’obiettivo della scuola, i musicisti tradizionali per essere davvero a tutto tondo dovranno padroneggiare sì i due tempi dell’organetto ma anche un lessico d’Oc. 
curenta-3 I corsi spaziano dalle lezioni di galoubèt, flauti dritti e fifre fino ad arrivare alle sonorità delle ghironde, degli organetti diatonici e di quel violino popolare tanto caro al fiddlerJones dell’antologia di Spoon River. Un percorso che idealmente prende vita calle canzoni ( di lavoro,  rituali, burlesche, a ballo, narrative) rigorosamente  in lingua d’oc  per condurre fino ai sette tipi di cornamuse, dalla  musette alla boha. E poi i flauti: a becco o zufoli, fatti di canna, sambuco, scorza di castagno, tutti storici protagonisti della musica da strada e che trovano posto nelle aule accademiche per offrire un approccio universitario alla passacarriera accanto ai due strumenti più noti delle vallate, la ghironda e l’organetto. Tra una Curenta e una Mazurca, largo alla storia di questi strumenti nati tra le mani abili dei trobadours e cresciuti nel tempo fino a raggiungere le corti francesi del XVIII secolo prima ed ora anche le playlist del cuore dei giovanissimi.
Ma parlando di “occitano” non si intende, ovviamente, la sola componente musicale di questa tradizione ed è per questo che la scuola ha deciso di proporre corsi di approfondimento. L’occitano è infatti fondamentalmente una cultura, tipica delle alte valli alpine del Piemonte occidentale, tra la Val Vermenagna e la Val di Susa, e dotata di una lingua parlata da una popolazione che attualmente spazia tra le venti e le quarantamila persone sia in Piemonte e Liguria sia, a sorpresa, in un comune della Calabria. A seguito di un’immigrazione, infatti, Guardia Piemontese fu popolata fra XIV e XV secolo da valdesi del Brianzonese e delle valli Varaita e Pellice chiamati dai feudatari locali per mettere a coltura terre abbandonate: dunque non dovrà stupire se, in una giornata di sole sul mare cristallino del sud Italia, una porzione di ‘nduja verrà seguita da un Circolo Circasso. 
curenta-2Come la sua diffusione, anche la storia della cultura occitana è ampia e variegata. Nota e amata durante il periodo angioino, la ricchezza di questa cultura andò via via indebolendosi fino ad essere relegata, nel 1539 con l’editto di Villers-Cotterêts, al ruolo di dialetto locale. L’occitano tornò sotto i riflettori grazie soprattutto a Frederic Mistral, nato nel 1830, che ricevette nel 1904 il Nobel per la letteratura con il poema occitano-provenzale Mireio. Da allora, e nonostante le due guerre mondiali e lo spopolamento rurale-montano, si assiste crescente consapevolezza della cultura occitana e alla nascita di movimenti e associazioni.
Al ritmo di Countradanso e Congo di Captieux, dagli anni Settanta un fermento culturale notevole  ha permesso di recuperare le tradizioni delle vallate occitane con un interesse particolare per i racconti, la produzione letteraria e poetica e soprattutto la musica. Anche grazie al supporto di Internet, associazioni culturali di ogni genere hanno iniziato a proporre pubblicazioni in lingua d’oc che hanno raggiunto un pubblico più ampio di quello fisicamente presente nei circa 4.300 chilometri delle vallate d’origine.
La musica ha invece raccolto il proprio pubblico con l’organizzazione di balli e festival nei luoghi e nelle circostanze più varie. Protagonisti indiscussi i Lou Dalfin, il gruppo di musica tradizionale fondato da Sergio Berardo nel 1982 per riproporre i brani più celebri del repertorio popolare. La vera svolta, però, si ebbe nell’autunno del 1990 quando il fondatore del gruppo decise di riunire musicisti provenienti dalle più diverse estrazioni dando vita a molte composizioni innestate sul repertorio popolare ma rivitalizzate con nuovi arrangiamenti e strumenti musicali innovativi come basso, batteria, chitarra e tastiere. Lo scopo dichiarato, insomma, era quello di proporre una nuova musica occitana fruibile e godibile per un numero maggiore di persone di diverse provenienze e diverse età. I sette dischi incisi, dalle origini ai giorni nostri, uniti al premio Tenco ricevuto nel 2004 per l’album “L’Oste Del Diau” e allo storico traguardo dei 25 anni di attività, dimostrano quanto l’idea originale abbia avuto successo ma mettono anche in luce l’attuale diffusissimo interesse per le sonorità tipiche di questa cultura. E il corso accademico saluzzese ne è l’ennesima conferma. 
curentaInsomma il recupero delle tradizioni occitane, anche se in salsa contemporanea, sembra ormai un imperdibile oggetto del desiderio nella moda culturale ma è anche ai non addetti ai lavori che si rivolgono le lezioni della scuola. Le proposte comprendono infatti diversi percorsi: dal corso standard, che prevede appuntamenti teorici e pratici per 29 settimane, al livello amatoriale strutturato in 20 incontri annuali. Ma anche per chi non segue i corsi musicali porte aperte alla frequenza delle lezioni complementari e all’esame di livello per il rilascio del diploma finale. E per i più interessati non manca il corso di conversazione in lingua occitana per augurare con disinvoltura un Boun zhoù davvero d’Oc.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla V edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura e Ambiente

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