Un ingegnere campano-piemontese all’Ufficio Brevetti di Monaco

di Gabriella Bernardi 

Il passeggero che il caso ha voluto al mio fianco un venerdì pomeriggio sul volo Monaco-Torino è immerso nella lettura di un quotidiano tedesco e successivamente di un libro, sempre nella stessa lingua, ma sorvolando le Alpi ed ammirando il magnifico panorama scopro che si tratta di un ingegnere italiano che sta rientrando per il fine settimana. Luigi Farricella lavora presso l’Ufficio Brevetti di Monaco di Baviera e qui scatta subito la mia associazione con un famoso fisico tedesco che occupò questo incarico a Berna, ma prima di approdare a questo impiego la strada è stata lunga, sia nel tempo sia nello spazio.
Campano di nascita e laureato in Ingegneria elettronica presso l’Università di Napoli,  l’esperienza lavorativa inizia in Alenia per giungere all’Olivetti. Che ruoli e ricordi ha di quelle esperienze lavorative?
In Alenia, che allora si chiamava Selenia Spazio, ho lavorato nel Gruppo studi avanzati, a Roma, nel quale abbiamo trattato anche uno studio di fattibilità per la missione Cassini (sonda su Titano, satellite di Saturno). Gli argomenti che si trattavano in Selenia Spazio erano molto interessanti ma l’organizzazione della ditta era, come dire, meno che ottimale. Questo fatto, sommato alla difficoltà di vivere in una città caotica come Roma, mi ha fatto considerare la possibilità di cercare lavoro altrove, in un posto più tranquillo.
E qui ovviamente entra la Olivetti. A parte il tipo di lavoro offerto (all’inizio nella Direzione Ricerche) la collocazione della ditta ad Ivrea, quindi in una cittadina di piccole dimensioni immersa nel verde e vicinissima alle montagne, è stata molto importante per la scelta. Ho lavorato tre anni nella Direzione ricerche, lavorando sullo sviluppo di circuiti integrati, e due anni nello sviluppo prodotti, aiutando a progettare il primo apparecchio fax a carta normale dell’Olivetti. Gli ultimi due anni sono stati piuttosto caotici: si era nel 1990-91 e la crisi si sentiva già chiaramente. Nonostante il fatto che sia io che mia moglie fossimo molto attaccati al Canavese, abbiamo deciso di provare qualcosa di diverso e, spinti appunto dalla crisi, siamo andati all’estero.
E poi il salto, in tutti i sensi, in Olanda. Dove e con quale incarico?
Ho inziato a lavorare per l’Ufficio Europeo dei Brevetti, a Rijswijk, vicino all’Aja, all’inizio del 1992. Cercavano laureati in materie scientifiche con conoscenze linguistiche (le lingue ufficiali dell’Ufficio sono l’inglese, il francese ed il tedesco). Vista l’offerta economica (salario esentasse allineato a quello dei dipendenti dell’Unione Europea) e vista la situazione in Italia a quel tempo, non è stato difficile scegliere e sono quindi passato da “ingegnere progettista” a “esaminatore di brevetti” nel campo dell’elettronica. Siamo rimasti nei Paesi Bassi per dieci anni, dopo di che avevamo voglia di un cambiamento e ho chiesto di essere trasferito, sempre nell’ambito dell’Ufficio Europeo dei Brevetti, a Monaco di Baviera.
Infine l’Ufficio Brevetti a Monaco, ovviamente nel settore elettronico. Qui come si svolge la sua giornata lavorativa?
Il nostro lavoro è molto costante e metodico. Esaminiamo le pratiche di brevetto, suddivise per campo tecnico: io mi occupo di controllo di display (in pratica display al plasma e cristalli liquidi). Per ogni pratica facciamo una ricerca documentalistica per trovare documenti brevettuali e no che illustrano sistemi uguali o simili a quello per il quale si richiede il brevetto. Sulla base dei documenti trovati decidiamo poi se concedere o meno il brevetto: un brevetto può essere concesso solo se l’apparato per il quale si richiede è nuovo, inventivo e ha un’applicazione industriale. Si tratta quindi di un lavoro a cavallo tra la tecnica (capire la domanda tecnicamente, cercare nella letteratura tecnica, determinare le differenze) ed il lavoro legale (controllare se le norme brevettuali sono tutte rispettate e, nel caso non lo siano, contattare l’inventore per “mettere a posto” la pratica).
Quindi si passa ogni giorno davanti allo schemo, cercando documenti nelle banche dati, compilando rapporti sulle ricerche effettuate (che vengono pubblicati e sono a disposizione di tutti) scrivendo lettere in cui si invita l’inventore a modificare la pratica, organizzando le udienze in cui si discute direttamente il merito di un brevetto con il richiedente… Lavoro tecnico e di amministrazione, di ricerca e di servizio. Costante, ma non monotono, visto che sui nostri tavoli di esaminatori passano le domande di invenzione, quindi noi vediamo già adesso i prodotti che forse saranno sul mercato tra vari anni: lo strato avanzato della tecnologia.
Ritornare a casa in Piemonte. Un piacere? Una fatica? In questi tempi il dibattito sul posto fisso è uno dei temi caldi: potendo tornare indietro, avrebbe preferito una maggiore comodità, magari vicino a casa?
La mia famiglia ha abitato a Monaco con me fino a quattro anni fa quando, per motivi di ordine scolastico, è tornata ad abitare nella casa che avevamo mantenuto a Pavone Canavese. Adesso i figli vanno a scuola a Ivrea e dintorni e si preparano, in questo periodo, al tiro delle arance di Carnevale! Tornare in Piemonte per la fine settimana non è una fatica, ma un piacere. Amo molto la mia casa, l’ambiente semirurale in cui è immersa e l’atmosfera di “animazione tranquilla” di Ivrea. Il Canavese è, secondo me, uno dei posti migliori dove abitare in Italia. Dall’altro lato, però, non mi piacerebbe essere fisso in Italia: la disorganizzazione del sistema Italia diventa ogni giorno più pesante ed il paragone con la Germania non è molto favorevole al nostro Paese. Mantenere il piede in due scarpe, come sto facendo oggi, mi sembra una soluzione ottimale. Quindi, almeno per il momento, continuerò a prendere l’aereo avanti e indietro, lavorando in Germania e godendo del tempo libero in Italia.

N.B.: Le immagini in questo servizio sono prese dalla rete e non hanno alcun riferimento al professionista intervistato.

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