Colloquio con Linda Cimino

intervista di Nico Ivaldi

Dalle confidenze raccolte dai portinai nel buio degli androni alle più comode informazioni ricavate nelle banche dati: detto così sembra niente, ma in realtà il mestiere dell’investigatore (o informatore, come viene chiamato oggi) è stato attraversato, negli ultimi decenni, da un’autentica rivoluzione, tecnologica e di costume.
Per saperne di più sulla materia siamo andati a trovare Olinda Cimino, responsabile di Informitalia, la più vecchia agenzia investigativa di Torino, che proprio quest’anno taglia il traguardo delle settantacinque primavere (fu fondata infatti nel 1938).  
aa-linda1  Reggina di nascita ma torinese d’adozione, Olinda – detta Linda – ha iniziato questa attività quando ancora portava le trecce. Oggi coordina un pool di detective e professionisti del settore, tra cui le figlie Angela e Rosa Alba, che stanno seguendo con ottimi risultati le orme materne. Inoltre, tanto per non farsi mancare nulla, l’efficientissima Cimino è Presidente regionale della Federpol, la Federazione che riunisce gli investigatori privati.
Signora Cimino, quando ha iniziato a lavorare in questo settore? 
Molto presto. Erano i primi anni Settanta. Avevo messo sul giornale un annuncio di lavoro e un istituto di investigazioni mi aveva chiamato per il colloquio. Quando ho sentito quella parola ‘investigazioni’ dentro di me è scattato subito qualcosa. Così ho accettato senza pensarci su. Col tempo è arrivata la passione, che non mi ha più lasciata”.
Che cosa le piaceva del nuovo lavoro?

“Mi piaceva soprattutto fare le indagini; non i pedinamenti, che consideravo noiosi”.
Eppure credo che anche il pedinamento sia stata un’esperienza molto formativa…

Dal punto di vista professionale sicuramente. E anche da quello personale, quando penso che proprio durante un pedinamento ho conosciuto il mio futuro marito….
Racconti.
Dovevo fare un’indagine in un locale notturno, ma siccome bisognava essere accoppiati mi rivolsi a un poliziotto, specificando che ero lì per lavoro e che non avevo secondi fini, e lo pregai di accompagnarmi dentro. Finì che nacque una simpatia e cominciammo a frequentarci; più tardi ci sposammo. Pino è sempre stato molto paziente e mi ha assecondata nella mia attività, dove non esistono orari è il cellulare è acceso anche di notte, e purtroppo spesso squilla”
Com’è proseguita la sua carriera?

Dopo aver fatto esperienza in altre agenzie del settore, nell’83 sono passata alla Holmes, all’epoca l’unica in Italia formata da sole donne, dove sono stata socia fino al 1989, quando ho ceduto le mie quote e sono entrata in Informitalia”
aa-linda2Un’agenzia di sole donne? 
Ci chiamavano le Charlie’s Angels, anche se noi ci sentivamo più vicine a Sherlock Holmes e a Nero Wolfe, perché lavoravamo molto con la testa e poco con le braccia. Certo non era facile convincere i mariti o i fidanzati che molte notti le avremmo trascorse su un marciapiede, sulle tracce di coniugi infedeli. Eppure si faceva, con tutti i rischi del caso, compreso quello di sentirsi chiedere dall’automobilista di turno: Quanto vuoi, bella?”
Qualcuno sostiene che questo sia un mestiere prevalentemente femminile: lei è d’accordo?

“No, secondo me sono necessari uomini e donne. Forse noi donne abbiamo un migliore intuito rispetto ai maschi e anche uno spirito di osservazione maggiore. Inoltre, essendo più pazienti, riusciamo a raccogliere più dati dal committente stesso, che diventano utili per risolvere i casi. Gli uomini sono più portati per l’azione”.
Psicologia e fiuto a parte, cosa serve oggi per svolgere le indagini?

 Indubbiamente lo sviluppo delle banche dati ci ha aiutato moltissimo. Così come la tecnologia, anche se in quel campo le regole oggi sono più ferree che in passato”.
Cioè?
“Per esempio dobbiamo utilizzare solo mezzi leciti (le microspie, per esempio, non lo sono) altrimenti, oltre a commettere un reato, rischiamo di farci invalidare le indagini. È
invece consentito il pedinamento con l’ausilio di mezzi elettronici Gps”
Anche la legge sulla privacy ha influito sull’evoluzione della sua professione.

Un tempo era molto più semplice raccogliere notizie: bastava andare dal portinaio, che sapeva tutto di tutti. Ma in generale la gente era più abituata a chiacchierare con le altre persone. Se oggi faccio un raffronto fra le informazioni che si raccoglievano una volta e quelle che si raccolgono oggi, non c’è paragone. Oggi spesso sui citofoni troviamo numeri piuttosto che nomi, sulle guide non si pubblicano numeri di cellulari, senza contare per l’appunto tutti i vincoli legati alla legge sulla privacy. E poi la gente oggi ha più paura a sbottonarsi, non si fida del prossimo”
Quali sono i casi più frequenti di cui vi occupate? 

Spesso si pensa che ci occupiamo solo di infedeltà coniugale. Il che in parte è vero, soprattutto quando ci si trova di fronte a casi di separazioni giudiziali, dove diventa importante determinare la situazione economica. Certo non sono più i tempi nei quali ci si rivolgeva alle agenzie per sapere se la persona che il proprio figlio o la propria figlia avrebbe portato all’altare era di saldi principi morali o non piuttosto un libertino o una poco di buono. Oggi ci occupiamo soprattutto di ricerche patrimoniali, concorrenza sleale, assenteismo, sicurezza, recupero crediti, informazioni commerciali preventive e altro ancora”
Ci sono sempre genitori che vi affidano incarichi per seguire i propri figli?

Sì, le richieste sono sempre in crescita. In media su dieci clienti, uno è di una famiglia che vuole sapere cosa fa il figlio, e purtroppo quasi sempre i timori dei genitori si rivelano fondati. Oggi noi ci occupiamo di ragazzi finiti nell’anticamera della droga e, ultimamente, nei meandri di internet, che portano a siti porno e anche a giri di pedofilia”
Lei, oltre a essere detective, è anche madre: che cosa consiglia ai genitori nel campo della prevenzione?

“Semplicemente di seguire i propri figli, dialogare con loro, responsabilizzare e informare la scuola, all’occorrenza consultare uno psicologo quando troppi segnali rivelano un disagio che sta vivendo il giovane o la giovane. E credere a quel che documenta l’investigatore, anche se può fare male. Purtroppo ci sono stati casi di verità rifiutate che sono finite nel peggiore dei modi”
Signora Cimino, la professione dell’investigatore è ancora ambita dai giovani? 

Sì, è un lavoro che attira ancora le nuove generazioni, anche se purtroppo molti abbandonano alle prime difficoltà, legate, come si diceva prima, al fatto che il cliente può richiederci un servizio anche durante un giorno festivo, un Natale, una domenica e noi non possiamo certo rifiutarlo”
Parlando del lavoro su strada, quali sono i principali ostacoli che incontra un investigatore?
I controlli delle forze dell’ordine, a cui siamo soggetti durante gli appostamenti. Quante volte è capitato ai nostri collaboratori di venire fermati da polizia o carabinieri mentre effettuavano un appostamento, perché richiamati da qualcuno del posto, insospettito dalla nostra presenza”
Che cosa succede in quei casi?

“Che si perde del tempo, poiché, in attesa del riconoscimento, la persona oggetto di indaqine potrebbe essersi allontanata e il nostro lavoro andato in fumo. Quando lavoriamo nei piccoli centri inviamo una comunicazione al commissariato della località dove compiamo le indagini, completa di tutti i dati degli investigatori, con i numeri delle targhe delle auto utilizzate e così via; ma quando un’attività inizia in un luogo e termina in un altro, ecco che anche questo accorgimento non serve più a nulla”
Dal 2010, con l’entrata in vigore dei nuovi decreti ministeriali che hanno regolamentato le attività sia degli istituti investigativi sia della vigilanza, quella che era un’attività spesso guardata con sospetto (anche in ragione dei suoi importanti riflessi sui diritti personali e sulla privacy) può essere svolta solo da persone che, oltre a essere regolarmente autorizzate, siano in possesso dei requisiti. Come giudica gli effetti della riforma?

aa-linda3Risponde il Presidente della Federpol, Genuario Pellegrino.
Molto positivi. Innanzitutto sono cambiate le regole per l’accesso. Mentre una volta bastava la terza media, oggi è necessaria almeno una laurea breve seguita da un tirocinio di tre anni in un’agenzia organizzata da almeno cinque anni. A questo punto si può aspirare a richiedere una licenza autonoma personale. Inoltre è stata inserita la figura del collaboratore in CIIE, Collaboratore Investigativo Indagini Elementari, che può prendere parte alle fasi cosiddette di minimo livello, tipo l’intervista o le ricerca presso uffici pubblici di tutti quei dati che a noi necessitano per poter costruire l’indagine. Come Federpol, siamo inoltre riusciti a ottenere dal Ministero degli Interni un tesserino di riconoscimento con tutti i dati personali dell’investigatore, che gli permetterà di lavorare su tutto il territorio nazionale, mentre in precedenza la licenza era rilasciata su base provinciale”
Anche se il pomeriggio sta finendo, i telefoni dell’agenzia squillano in continuazione. I detective fanno capolino dalla porta con i laptop sui quali dovranno stendere le relazioni e scaricare le foto. Sulle scrivanie vengono posati gli attrezzi del mestiere: videocamere a infrarossi, macchine fotografiche, registratori. Linda Cimino ha il suo daffare per regolare il “traffico”, ma la vitalità non le manca.

Soddisfatta dei suoi collaboratori?
Molto, lavoro con uno staff di persone giovani e preparate e soprattutto entusiaste, e questo per me è molto importante
Ma non è ancora stanca di questa vita?
Certo che lo sono, lei non sa cosa pagherei per trascorrere in pace un fine settimana al mare con mio marito”
Magari le sue figlie – che già l’affiancano in agenzia – non vedono l’ora di sollevarla da tutte le responsabilità e prendere in mano l’ufficio.

“Mi piacerebbe molto, vorrebbe dire lasciare Informitalia in buone mani”
Per almeno altri settantacinque anni?

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