K-Hole, la fucina degli artisti a Porta Palazzo

di Chiara Clausi 

Porta Palazzo. Mercatini, botteghe artigiane, ristoranti etnici e multietnici, luci d’artista e stradine. Da sempre luogo di immigrazione dei lavoratori che arrivavano a Torino prima dal sud e ora da tutte le parti del mondo. È stato un ghetto, e oggi prova a essere luogo d’integrazione. Anche per mezzo dell’arte: qui infatti giovani artisti piemontesi collaborano con altri provenienti da tutto il mondo ispirati dall’idea che la creatività può integrare oltre che spingere ad una ricerca soggettiva. 
da-clausi-3   Gli artisti sono arrivati a “Viadellafucina”, la residenza dove ora c’è la sede Kaninchen-Haus, abbreviato K-Hole: è lo spazio indipendente per l’arte contemporanea gestito in Via Sant’agostino 17, al centro del Quadrilatero Romano, che ospita le creazioni dei giovani artisti, all’interno di un edificio settecentesco su tre piani.
Kaninchen-Hole (“tana del coniglio”) è un termine slang che indica uno stato soggettivo di dissociazione dal corpo dovuto all’assunzione di potenti sostanze anestetiche. Negli intenti di K-Hole c’è invece l’idea di ritrovare coesione tra l’esperienza estetica (ma spesso anestetizzante, in senso positivo, dell’arte) e il corpo stesso della città, per aprire le porte di uno spazio multidisciplinare.
Porta Palazzo è il più grande mercato aperto d’Europa e non solo offre una sede ma è anche fonte d’ispirazione per le opere che partono dalla storia o dai luoghi del quartiere, e progetti coinvolgono anche la popolazione.
La Kaninchenhaus è nata nel 2009. Un format innovativo ideato da Brice Coniglio, che spiega: “La tana del coniglio è intesa come “casa”, spazio ideale di condivisione e solidarietà tra autori”, precisando che “il mondo dell’arte è un microcosmo per me piuttosto noioso e soprattutto sempre simile a se stesso, indipendentemente dalle coordinate geografiche. Ciò che rende “Viadellafucina” un’esperienza autentica è sicuramente il fatto che sia un programma nato da artisti in favore di altri artisti. La figura dell’artista come intellettuale solitario, aggiunge, appartiene a un cliché romantico che ha poco a che vedere con le pratiche del Novecento, almeno a partire dalle avanguardie e dalle esperienze maturate soprattutto in Germania dagli anni Settanta in poi. Trovo, anzi, che quella dell’artista sia ormai una delle figure che più si proponga di agire profondamente all’interno del tessuto civile”.
da-clausi-6“Viadellafucina” ha ospitato per due mesi, in varie residenze diffuse, otto investigatori dell’arte selezionati attraverso un concorso al quale hanno partecipato un centinaio di concorrenti di vari paesi d’Europa scelti in base al criterio del gemellaggio: hanno, cioè, dovuto costituire coppie formate da un torinese e da uno straniero “intenzionate a collaborare a un progetto comune da realizzare in questo vibrante laboratorio urbano”. Gli artisti vogliono condividere uno spazio che possa aprirsi alla comunità non solo a opera finita ma per l’intero processo realizzativo.

L’intento è realizzare un progetto sul quartiere e la sua storia, e che viva nel quartiere. Alcuni artisti hanno deciso di collaborare perché alcuni avevano già lavorato insieme in passato o perché si sono conosciuti sui network. Altri hanno apprezzato via web le loro opere e si sono cercati. È il caso di Maurizio e Mary, il cui lavoro prende spunto da un passo de La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino, ambientato all’interno della Casa della Divina Provvidenza di San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Gli artisti hanno lavorato per due mesi come volontari all’interno dell’Istituto per riflettere sul valore del dono e della reciprocità in tempi di crisi. Il ruolo sociale svolto dall’ospedale è diventato occasione per un ripensamento in chiave laica del concetto di solidarietà e tenendo presente anche la situazione socio economica che attualmente coinvolge i paesi di provenienza degli artisti, Grecia e Italia.
da-clausi-2Motore del lavoro concepito da Irene e Annelies (dal Belgio), invece, è la volontà di interrogarsi sul proprio ruolo e sulle responsabilità dell’individuo nella società e nei confronti delle istituzioni che hanno promosso interventi di riqualificazione urbana nell’area di Porta Palazzo. Con ironia si definiscono “rigeneratrici” e hanno intrapreso un percorso di conoscenza critica e dialogo. Le artiste hanno allestito all’aperto, nel pieno centro del mercato, un tavolo di discussione che ha coinvolto studiosi e cittadini su arte e strategie di riqualificazione che investono il quartiere, restituendo alla piazza, centro delle attività commerciali, anche il ruolo di sede del dibattito culturale, come nell’antica agorà. Irene e Annelies spiegano che “integrazione è intesa qui anche come divisione dei ruoli”. Irene conosce il quartiere, ci ha lavorato per anni, Annelies parla pochissimo l’italiano. Ha vissuto a Porta Palazzo e ha interagito con gente da ogni parte del mondo come ogni giorno fanno centinaia di migranti superando la barriera linguistica.
Ispirato a Il canto della giustizia di Rainer Maria Rilke, il progetto di Alessandro e Lilya prevede la realizzazione di un cortometraggio realizzato coinvolgendo attori non professionisti, reclutati tra gli abitanti del quartiere. Gli artisti attraverso un viaggio onirico proiettano immaginari lontani sulla realtà del quartiere. Un viaggio poetico che attraversa le esperienze personali dei due artisti, ripercorre luoghi e sensazioni intime per restituire alla città un diverso punto di vista sull’inatteso di uno spazio urbano circoscritto e a tutti noto.
da-clausi-4La torinese Irene Pittatore, che ha dedicato la sua ricerca artistica al linguaggio visivo spiega che “troppo spesso i progetti artistici non si calano nella realtà circostante. Abbelliscono, certo, ma non interagiscono davvero con il mondo esterno. L’idea di “Viadellafucina” è quella di creare dei tavoli comuni a cui saranno invitati sociologi, storici e la popolazione stessa”. Il progetto, spiegano gli artisti, è ispirato alla loro definizione data dall’Unesco: “Sono vettori di diversità. Il loro lavoro consente al singolo di acquisire conoscenze e benessere morale”. Gli ideali di solidarietà e di fratellanza sono alla base del progetto, che mira a incoraggiarne lo spirito di collaborazione e a superare il tradizionale narcisismo.
Ma “Viadellafucina” si propone anche di investigare sui conflitti latenti e sulle istanze politiche proposte da un microcosmo nel quale si mostrano nella loro inseparabilità, “la reciprocità e l’ostilità proprie del carattere ambivalente dell’associarsi umano”
Il laboratorio coinvolge anche il quartiere della Maddalena a Genova. Luogo altrettanto ricettivo, anche il capoluogo ligure è diventato un grande laboratorio a cielo aperto. 

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla VI edizione del Premio Piemonte Mese – Sezione Cultura, Storia e Ambiente
 Le immagini sono tratte dal sito www.kaninchenhaus.org

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