L’impegno di Cipra per la salvaguardia del paesaggio alpino

di Gabriella Bernardi

“Il paesaggio sonoro caratteristico di molti corsi d’acqua alpini è ormai da reparto rianimazione”, “I ghiacciai li stiamo consumando, bisogna gestire le precipitazioni”, “L’acqua in vendita? L’acqua è un bene comune”, “La neve artificiale è la stessa di quella naturale?”, “Piccolo non è bello, l’impatto ambientale è paragonabile a quello delle grandi centrali idroelettriche e la resa elettrica ottenuta è poca cosa”.
Frasi pronunciate da vari relatori e che hanno colpito i partecipanti al convegno annuale della Cipra (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi) svoltosi a Bolzano nell’ottobre 2013. Come introduzione, dato che quest’anno il tema centrale era l’acqua, è stato proiettato un filmato realizzato per informare e sensibilizzare il pubblico sul problema del permafrost, cioè il ghiaccio di temperatura inferiore a zero gradi centigradi che si trova nelle rocce che compongono le Alpi.
Da quarant’anni gli scienziati lo studiano e mai come ora si iniziano a vedere fenomeni poco rassicuranti sui vari versanti alpini. Le stagioni autunnali, invernali e primaverili non sembrano apportare modifiche significative, ma con l’estate e soprattutto con l’aumento della temperatura media globale capita che il permafrost si sciolga e non trattenga più la roccia. Ne consegue lo sgretolamento delle montagne. Inoltre, i ghiacciai, le sorgenti, i torrenti, i fiumi e i laghi delle Alpi forniscono acqua a 170 milioni di persone; un bene prezioso e limitato per l’agricoltura, il turismo e la produzione di energia elettrica.
Per comprendere meglio queste tematiche ci siamo rivolti a Francesco Pastorelli, Direttore di Cipra Italia che ha sede proprio a Torino. “La Cipra, spiega Pastorelli, è un’organizzazione non governativa internazionale presente nei sette Paesi alpini ed impegnata nella tutela del patrimonio naturale e culturale delle Alpi. Ad essa aderiscono oltre cento tra associazioni ed enti di Italia, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia e Liechtenstein. È strutturata in comitati nazionali (quello italiano si è costituito nel 1992 ed ha sede a Torino, presso Pro Natura) e ha status di osservatore presso la Convenzione delle Alpi, alla cui fondazione ha contribuito in maniera determinante. La Cipra cerca di stimolare e sostenere iniziative per la salvaguardia della biodiversità e del paesaggio alpino anche mediante l’elaborazione di progetti di sviluppo che seguano i principi della prevenzione e della compatibilità ambientale e sociale. Inoltre, con la sua rete, opera per favorire il confronto e lo scambio internazionale di esperienze ed informazioni attraverso manifestazioni, pubblicazioni e ricerche”.
Durante il convegno annuale tenutosi lo scorso ottobre a Bolzano si è parlato molto delle acque e delle relative problematiche, come l’impatto delle piccole centrali idroelettriche che in altre regioni, per esempio nel Veneto, stanno diventando un problema: qual è la situazione in Piemonte?
In Piemonte ci sono al momento già più di 600 impianti idroelettrici e oltre 260 sono le istanze di nuove concessioni di derivazione (dati riferiti alla primavera 2013). Questo significa che pressoché la totalità dei corsi d’acqua piemontesi con portata significativa è già interessata da derivazioni. Spesso, inoltre, non essendoci controlli, non vengono rilasciati i deflussi minimi vitali previsti per legge, con grave danno agli ecosistemi fluviali. La stragrande maggioranza degli impianti riguarda le zone montane, dove si sfruttano i salti d’acqua per produrre energia. Va ricordato che lo Stato italiano ha ratificato i Protocolli della Convenzione delle Alpi, tra questi anche il Protocollo Energia che, all’art. 7 recita: “(le parti contraenti) si impegnano inoltre a salvaguardare il regime idrico nelle zone di vincolo idropotabile, nelle aree protette con le loro zone cuscinetto, nelle zone di rispetto e di quiete, nonché in quelle integre dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.”  Sarebbe quindi opportuno che, prima di pensare a rilasciare nuove concessioni, la Regione si impegnasse a verificare lo stato di integrità degli ultimi corsi d’acqua piemontesi e la necessità della loro tutela”.
Il problema del permafrost, seppur studiato dagli anni ’70, pare ai più sconosciuto e il rischio dello sgretolamento delle Alpi non è da sottovalutare; si stanno prendendo dei provvedimenti? e il Cipra cosa può fare?
“Il tema dello scioglimento del permafrost è divenuto di attualità in conseguenza dei cambiamenti climatici e dei fenomeni di crollo oramai sempre più frequenti alle alte quote. Il mondo scientifico probabilmente non dispone ancora di tutte le conoscenze che riguardano il permafrost ed i meccanismi che portano al suo scioglimento. Nelle Alpi lo scioglimento del permafrost assume particolare importanza a causa dell’elevata infrastrutturazione avvenuta anche a quote elevate. Si pensi a impianti di risalita e strutture ricettive costruiti ad alte quote o su ghiacciai: se il ritiro dei ghiacciai comporta un degrado visivo del paesaggio alpino, lo scioglimento del permafrost oltre alla caduta di rocce e al travaso di laghi glaciali può comportare seri problemi di stabilità per le infrastrutture. La Cipra ha affrontato il tema degli effetti del cambiamento climatico nelle Alpi attraverso il progetto cc.alps. Per quanto riguarda il tema “permafrost” si vedano in particolare gli specifici dossier su “Acqua e cambiamenti climatici”. Se per contrastare i cambiamenti climatici occorre agire con misure di mitigazione, come per esempio ridurre le immissioni climalteranti,  per prevenire gli effetti dello scioglimento del permafrost è opportuno agire con misure di adattamento e con una corretta pianificazione del territorio, evitando di continuare ad infrastrutturare aree sempre più a rischio”.

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