Benedetta Lunelli, la prima donna laureata in Piemonte

di Gabriella Bernardi

Passeggiando nella chiesa di Santa Giustina a Padova oltre ai devoti e ai turisti si possono incontrare studenti universitari in una specie di pellegrinaggio alla tomba di Elena Lucrezia Cornaro, la prima donna laureata in Italia nel 1678, perché pare che questo assicuri la buona riuscita dell’esame.
Ma in Piemonte chi fu la prima ragazza che si laureò?
Allegra AlacevichAllegra Alacevich, project manager culturale ed accurata ricercatrice per i fatti peculiari del Piemonte, ha svelato il suo nome e la sua storia riempiendo fitte pagine di un libro, che si aggiunge ai suoi lavori sulle pittrici alla Corte Sabauda e sulle ricette del famoso “Pranzo di Babette”.
Come nasce questo lavoro?
“Sin da piccola ho provato vivo interesse rispetto alle problematiche di genere, mi riferisco in particolare a quelle legate alla condizione femminile. Mi lasciava esterrefatta l’assenza delle donne dalla storia, che in primis immaginavo fosse un dato reale e presto mi accorsi essere semplicemente legato alla narrazione del nostro passato, per lo più affidata a voci maschili. Bazzicando biblioteche e visitando luoghi disparati, un pantheon di interessanti personaggi muliebri cominciò a prender forma nella mia mente. Ne raccolsi avidamente quanti più dati potei e iniziai a tratteggiarne le biografie che mi convinsi a rendere pubbliche per riscattare le “attrici” dimenticate dei secoli scorsi. Siccome l’arte pittorica e la culinaria sono le mie più grandi passioni, mi dedicai innanzitutto a pittrici e cuoche, vere o inventate che fossero”.
Sveliamo il nome e un po’ della storia della prima ragazza laureata in terra sabauda, prima che si laureasse.
“Benedetta Clotilde Lunelli Spinola nacque il 6 ottobre del 1700 a Cherasco dal conte Giovanni Francesco Lunelli (Lunel) di Cortemilia e da Maria Teresa Tapparelli di Lagnasco. Il padre apparteneva a un’antica famiglia della nobiltà civile di Cherasco, entrata nella feudalità sabauda solo nella generazione precedente con suo padre, Ottavio, un avvocato che aveva ottenuto nel 1659 parte del feudo di Cortemilia come dote della moglie, Anna Paola Scarampi del Cairo e ne era stato investito nel 1661 con il titolo di vassallo. La madre proveniva, invece, da una delle più antiche famiglie della feudalità del Piemonte meridionale. Dal loro matrimonio nacquero, oltre a Benedetta Clotilde, primogenita, altri cinque figli”.
Come hai incontrato Benedetta, ci sono degli aneddoti che ci vuoi raccontare o cosa ti ha colpito della sua vita o della sua produzione?
“Benedetta Lunelli in realtà non fu che un ripiego. Iscritta alla facoltà di Lettere con indirizzo artistico, volevo presentare una tesi dedicata alle donne e l’arte in epoca barocca, ma i professori a cui mi rivolsi mi liquidarono sostenendo che nel secolo XVII il talento femminile non si manifestò. Decisi quindi di rimandare a un momento successivo le indagini sul Seicento e presi contatto con i docenti di letteratura per concordare un altro argomento, sempre legato a soggetti muliebri. Mi ero imbattuta in un sonetto di Benedetta Clotilde Lunelli Spinola e, accorgendomi che la dama cheraschese fu un’autrice abbastanza prolifica, proposi a Luisa Ricaldone di analizzarne l’opera e la docente accettò di buon grado. La pastorella arcade Lunelli mi colpì per l’acutezza e la varietà di testi, e per la corrispondenza sostanziale di ognuno di essi con la sua vita reale: ogni scritto segna una tappa dell’esistenza dell’autrice”.
Il giorno della laurea di Benedetta Clotilde fu a dir poco un evento straordinario, ben diverso da quelli che accadono attualmente nelle Università.
Spronata all’apprendimento dalla duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours vedova di Carlo Emanuele II, che aveva conosciuto nel 1706, studiò con un frate che insegnava nella cittadina, Arcangelo Motta; apprese il francese, il greco e il latino. Il 22 novembre 1714 Benedetta sostenne l’esame conclusivo dell’iter studiorum di filosofia. Tale verifica, una sorta di cerimonia pubblica, ebbe luogo a Torino nella chiesa di San Tommaso dei Minori Osservanti, presente la corte. La discussione in latino di ventitré tesi di metafisica, fisica e logica le permise di conseguire il titolo di Doctor artium; lo stesso anno furono pubblicati a Torino i capi della dissertazione (Philosophia peripatetica). Fu celebrata da numerosi tributi e odi di intellettuali piemontesi dell’epoca e  riconoscimenti della stima di Maria Giovanna Battista come doni preziosi e simbolici: un manto cremisi, gioielli, un ritratto a olio e una medaglia di rame che la raffigurava assisa a una cattedra, in atto di difendere le tesi. La protezione regale le fruttò l’aggregazione a diverse accademie italiane, spesso con il pretesto della pubblicazione delle sue opere: in occasione dell’uscita di Ozio villereccio (Torino 1716) entrò – primo membro di sesso femminile e con il nome di Protetta – nell’Accademia dei Candidati di Torino. L’Ozio villereccio, dedicato a Madama Reale Maria Giovanna Battista, consta di due sonetti e di una lunga egloga elaborata in forma dialogica. Le ninfe Dafne e Amarilli celebrano, illustrandole, le imprese militari di Eugenio di Savoia contro i francesi, sfociate nella vittoria sabauda del 1706. La particolarità del componimento risiede nel fatto che il testo, al contrario degli scritti muliebri del tempo, contiene continui riferimenti a eventi militari coevi, detenendo un effettivo primato cronologico in qualità di prima produzione letteraria femminile di argomento bellico.
Dopo questa tappa la vita di Benedetta cambiò?
Non cambiò perché, come tante donne allora come oggi (e meno male che adesso capita un po’ meno!), Benedetta Lunelli seguì le vie riconosciute comunemente proprie del suo genere, e dopo qualche exploit letterario si sposò e si dedicò a marito e figli. Spero almeno lo abbia fatto di sua spontanea volontà e non obbligata dai parenti…”
A Padova riposano le spoglie di Elena Lucrezia Cornaro, in Piemonte dove si trovano quelle di Benedetta Clotilde Lunelli Spinola?
Non solo non sappiamo dove sia sepolta Lunelli – anche se suppongo a Savona, dove si trasferì in seguito al matrimonio – ma anche i documenti comprovanti la sua laurea sono andati perduti: vennero distrutti in un incendio che riguardò la sede torinese degli archivi dell’università, in via Po, nel Settecento. Ciò non toglie che sia comunque la seconda donna al mondo, dopo la Cornaro, a laurearsi, con una tesi su metafisica, fisica e logica. E aveva solo 14 anni!”
Allegra Alacevich ha curato anche la voce relativa a Benedetta Lunelli dell’Enciclopedia Treccani, consultabile alla pagina www.treccani.it/enciclopedia/benedetta-clotilde-lunelli_(Dizionario-Biografico)

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