Oasi di buio per tornare a guardare le stelle

di Gabriella Bernardi

Potrà sembrare un paradosso, ma illuminare le stelle per poterle vederle meglio di certo non aiuta, anzi. Provate a posizionarvi di notte ben bene sotto un lampione e mettetevi a contare quante stelle vedete. In alcuni casi, in prossimità dell’illuminazione stradale cittadina a malapena si riesce ad individuare la Luna, anche nella fase di massima luminosità. Allontanandosi poco alla volta dalla fonte luminosa la situazione migliorerà un po’, ma rimarrà sempre un senso di disturbo diffuso. Certo, i lampioni servono e poter guardare il cielo notturno liberamente da luci rimane uno dei problemi meno sentiti rispetto ad esempio all’inquinamento dell’aria, ma inizia a diventare preoccupante se si tiene conto che, da recenti dati statistici, emerge un dato allarmante che riguarda i bambini nati e cresciuti in città: non sanno che di notte si possono vedere le stelle – anche perché non provano questa esperienza, se non spostandosi durante i periodi di vacanza in luoghi meno inquinati dal punto di vista dell’illuminazione. 
Basterebbe questo per rendersi conto che non si può certo dire che il cielo sia alla portata di tutti. Per rendersene ancora di più conto basta prendere le foto della Terra vista di notte scattate dallo spazio. Se si guarda l’Italia, si può fare subito un esercizio di geografia: si riconosce immediatamente la zona della Pianura Padana, quasi una macchia di luce che ingloba Milano e le sue città satellite, e si trova facilmente l’esatta ubicazione di Roma o di Napoli, macchie di luce che si affacciano nel centro dello stivale e verso il mare. 
Ma che fare? Non si possono certo spegnere i lampioni di tutto il mondo!
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2015 “Anno internazionale della luce e delle tecnologie basate sulla luce”. Nella nostra regione, gli enti di ricerca, gli appassionati di astronomia, insieme a Pro-Natura e con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte, stanno lavorando affinché quest’anno sia anche l’anno del buio. 
Se n’è discusso il 13 febbraio scorso a Palazzo Lascaris il 13 febbraio in un evento aperto non solo agli specialisti del settore, ma anche agli appassionati. Così è apparso che l’anno del buio non è certo un paradosso: semplicemente, si vorrebbe che il 2015 fosse l’anno della buona illuminazione, proprio in sintonia con la risoluzione delle Nazioni Unite. La luce artificiale usata di notte, infatti, si diffonde nel cielo notturno, creando il fenomeno del cosìddetto inquinamento luminoso, che rende impossibile l’osservazione del cielo stellato dai centri urbani e da buona parte del territorio circostante. L’obiettivo del convegno è riassunto dall’azzeccato titolo Meno luce, più stellee durante i lavori si sono confrontati non solo gli specialisti o gli amministratori locali, ma anche la cittadinanza per far nascere un progetto ambizioso in Piemonte: il “Parco del cielo”. Lo scopo è individuare e  proteggere dall’inquinamento luminoso alcune aree dove il cielo è ancora abbastanza buio da permettere ricerche astronomiche, e organizzare serate dedicate all’osservazione astronomica e alla divulgazione, con vantaggi per l’economia e il turismo naturalistico. “Se si abbinano a questa tutela minimale, ma essenziale” ricorda Alberto Cora, astronomo presso l’Osservatorio Astrofisico di Torino, promotore del convegno e dell’iniziativa “anche alcuni interventi normativi, saremo ancora in tempo per ridurre l’inquinamento luminoso che è sinonimo di spreco. Il periodo che stiamo attraversando è decisivo per la difesa del cielo notturno, almeno di ciò che ne resta. Chiusa nel 2012 con le nuove norme europee l’era delle sorgenti di luce a incandescenza, le meno efficienti, si avvicina la fine anche delle lampade a fluorescenza. Il futuro è dei Led, diodi a emissione luminosa, che stanno rinnovando l’illuminazione domestica e quella pubblica con forti risparmi di energia e nelle spese di manutenzione. Oggi in Italia il consumo annuo per l’illuminazione pubblica è di 107 kWh per abitante. Con il passaggio ai Led potrebbe ridursi di un terzo. Ma ci sono anche dei rischi. I soldi risparmiati potrebbero trasformarsi in una illuminazione ancora più aggressiva e dispersa per via dei contratti a lungo termine con i fornitori di elettricità e manutenzione”. 
Un problema complesso che coinvolge pubblico e privato, e sarebbe sbagliato considerarlo solo un problema che riguarda la visibilità delle stelle. Modificare l’illuminazione notturna ha ripercussioni anche sulla fauna. I bioritmi di molti animali, come per esempio i pipistrelli e gli insetti, e non solo, sono regolati dall’alternanza della luce e del buio, modificarli significa sconvolgere i loro ritmi biologici e potrebbe avere impatti scarsamente prevedibili anche a livello economico. 
Intanto il giorno precedente, presso INFINI.TO, il Planetario sulla collina di Pino torinese, si è tenuto un incontro riservato agli amministratori locali, ai tecnici e in generale a tutti i soggetti che possono nell’immediato intervenire sul problema. Sarebbe già bello che gli specialisti in comunicazione della scienza non si sentissero più far domande dai cittadini su “cosa fossero quegli oggetti luminosi visti in cielo durante l’estate”, magari in Spagna, perché a casa nostra non sono familiari e non si sono mai visti. I panorami celesti fatti di stelle e di pianeti non dovrebbero essere confinati solo in particolari riserve da tutelare, ma a portata degli occhi di tutti. 
Sotto questi buoni auspici, durante la cerimonia è stato intitolato a Palazzo Lascaris l’asteroide 19968 che orbita nella cosiddetta “fascia principale degli asteroidi”, compresa tra quelle dei pianeti Marte e Giove. Il palazzo barocco sede aulica del Consiglio Regionale del Piemonte ha meritato l’intitolazione per il sostegno che ha dato a diverse iniziative di divulgazione e di ricerca nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica in collaborazione con l’Osservatorio Astrofisico piemontese.

Sull'Autore

I commenti sono chiusi.