La doppia vita di Davide Di Girolamo

Intervista di Nico Ivaldi


Se non conoscete il lato dark di Davide Di Girolamo, promettente pasticcere torinese, andate a fare un salto cover-aprile15giovedì 16 aprile al Mc Ryans di Moncalieri, da vent’anni uno dei templi della musica live in Piemonte. Quella sera Davide suonerà il basso con i Rublood, la “Industrial Gothic Alternative Metal Band” torinese in cui milita da due anni col nome d’arte di Daryl Madden. Sarà un concerto gratuito che si potrà seguire sorseggiando una buona birra irlandese, mentre le Rubladies, le ballerine dark che vivacizzano gli spettacoli del gruppo, daranno quel tocco in più allo show con le loro inquietanti atmosfere gotiche. Davide sarà sul palco anche lui con il suo corpse paint (il trucco cadaverico), con il suo gilet di pelle nera e con i braccialetti, quanto di più lontano insomma dalla linda casacca di un artigiano che di giorno spreme creme dal sac-à-poche o decora uova di Pasqua.
Davide e Daryl, due facce della stessa medaglia. Ma chi nasce prima?
Ovviamente Davide” risponde il diretto interessato, che incontriamo nella storica gelateria torinese “Italia ‘61”, celebre negli anni Settanta per i suoi Spaghetti House, i Paciugo, le Banana Split creati dal maestro gelatiere Alfio Tarateta.
Ventiquattro anni, occhi chiari, Davide è una delle migliori promesse della pasticceria nostrana. Lavora da quando aveva sedici anni e parla del suo mestiere con passione e competenza.
Perché hai deciso di studiare proprio arte bianca?
Se avessi dovuto seguire le orme dei miei genitori avrei dovuto fare altro, ma a me fin da bambino piaceva pasticciare con i dolci”.
Che lavoro facevano i tuoi?
Mamma, che è inglese, ha lavorato per anni come ballerina per Holiday on Ice, compiendo molte tournée in giro per il mondo. Con papà, che invece è pugliese, si sono conosciuti nel ristorante dove lui lavorava. Quando hanno cominciato a fare le cose seriamente, lei ha lasciato i pattini e papà la ristorazione. Oggi mamma insegna inglese in una scuola di lingue, mentre lui lavora nel campo dell’abbigliamento”.
Ma tu i pattini non li hai mai messi?
Ho messo i pattini da ghiaccio da ragazzino, ma per me era solo un gioco. Non ci tenevo a fare agonismo. Infatti ho smesso quasi subitoE mi sono dedicato alla pasticceria”.
Davide studia al Beccari – l’Istituto di arte bianca di Torino, una scuola capace di accogliere qualcosa come millequattrocento allievi – e a sedici anni parte per la prima stagione. A Courmayeur, dove resta quattro mesi.
È stata la prima volta che ho vissuto senza la mia famiglia. Mi sono trovato benissimo e ho imparato molte cose”.
Il ragazzo ha talento, ma bisogna aspettare la fine del corso di studi perché inizi a lavorare a tempo pieno. La sua nuova casa diventa la pasticceria del Capitano Rosso, dove cresce professionalmente sotto la guida del maestro cioccolatiere Gianfranco Rosso, nel cui locale dall’arredamento particolare (mobili di mogano in stile marinaro, oggetti d’ottone, nodi, stampe d’epoca di navi a vela e a motore) si legge tutta la passione per il mare, che Rosso solcò per molti anni a bordo di navi mercantili prima di ereditare il locale fondato molti anni prima dal padre. Gli anni con Gianfranco Rosso sono stati sicuramente i più formativi per Davide.
Al Capitano Rosso ero responsabile della qualità del cioccolato, gestivo un laboratorio, con me c’erano due persone che mi aiutavano e il mio compito era seguire la produzione. Tutto ciò mi ha consentito di crescere molto, ma non ero ancora soddisfatto”.
Quando decide che è giunta l’ora di trovare nuovi stimoli professionali, Davide trova spalancata davanti a sé la porta del laboratorio di Ghigo, altro monumento dolciario torinese, fondato nel 1870.
Da Ghigo ho completato il mio bagaglio, ho imparato le tecniche di decorazione e a lavorare con il gelato. Decorare le uova di Pasqua mi permette di dare sfogo alla mia creatività, è come avere una tela bianca davanti che devi riempire. Mi sento molto artista”.
Sei sempre convinto che questa sia la tua strada?
“Convintissimo! E sono certo che presto creerò una linea tutta mia”.
Come ti vedi per esempio fra dieci anni?
Non riesco a immaginarmi in una grande pasticceria o in un grande ristorante. Mi vedo di più in una dimensione artigianale che permette la massima cura del prodotto”.
In queste parole di Davide Di Girolamo c’è tutto il rispetto e la filosofia per il lavoro di bottega, senza il quale oggi lui non sarebbe quel che è diventato e sta diventando. A prezzo di molti sacrifici.
La mia vita da otto anni a questa parte è fatta di sacrifici. Mi alzo sempre alle cinque di mattina e smetto alle quattro del pomeriggio, sei giorni su sette e nel periodo natalizio o pasquale sette giorni su sette lavorando almeno quattordici ore al giorno. Un impegno duro che ormai ho metabolizzato. Per me lavorare la domenica è naturale, così come è normale lavorare sotto pressione nei giorni prenatalizi”.
Pensare di fare un’altra vita per Davide è impossibile, ma se gli chiedi di Daryl Madden ecco che come per incanto i suoi confini mentali si allargano a dismisura e l’orizzonte, fino a quel momento rappresentato da un laboratorio di pasticceria, lascia il posto a valigie, tournée, palchi, fan entusiasti e tanta musica. Eccolo qui adesso, Daryl, come il nome di quel film di fantascienza (la storia del cyborg bimbo oggetto di un esperimento scientifico) uscito nelle sale quando lui non era ancora nato.
Daryl è quello che sono quando esco dal lavoro, l’altra faccia di me. Attualmente suono in due gruppi, il più nuovo è così nuovo da non avere ancora un nome. L’altro è il gruppo storico dei Rublood, di cui faccio parte da due anni”.La passione per la musica è nata prima o dopo quella per la pasticceria?
Forse in contemporanea. Avevo quattordici anni quando ho preso in mano la mia prima chitarra. È stata una passione che ho accantonato per anni anche perché troppo assorbito dal lavoro. Quando ho ricominciato a suonare ho desiderato farlo in un gruppo. Così è nata la collaborazione con i Rublood”.
Nata sulle ceneri dal Dark Star, la band, che dichiara di ispirarsi a gruppi come i Deathstars, i Rammstein ma anche i Depeche Mode e i Joy Division, cerca di condensare in un unico genere orecchiabile il metal e l’elettronica. Scrive la critica che “i Rublood hanno maturato uno stile molto personale, che unisce un riffing molto heavy ad atmosfere dark, liriche poetiche ed un’immagine di forte impatto”.
In Italia, spiega Davide, non esiste nulla di simile alla nostra proposta, e anche fuori dai confini vorremmo affacciarci con la nostra musica. Dicono che il metal sia fuori moda, ma io non ne sono poi così convinto”.
In effetti la band offre uno spettacolo live fra i migliori nel suo genere, tanto da essere stata notata dai produttori del film Studio Illegale (protagonista un Fabio Volo mai così cinico e in carriera) e subito scritturata per apparire nella pellicola in veste di loro stessi. Nel film i Rublood interpretano il brano “Through the looking-glass”.
Come nel suo lavoro, anche con la musica Davide non è tipo da risparmiarsi.
Certo che è dura conciliare questa doppia vita. Alle volte finiamo di suonare molto tardi con la prospettiva che comunque vada alle cinque mi devo svegliare. Ma se il lavoro mi permette di essere creativo, la musica mi aiuta a liberare la mente e di sfogarmi; inoltre da qualche tempo collaboro anche alla realizzazione dei testi della band e dunque in realtà non spengo mai il cervello”.
Così parlava Daryl Madden, mentre Davide Di Girolamo sfogliava sullo smartphone la sua pagina Facebook, ricca di immagini che riassumevano la sua doppia personalità di pasticciere e chitarrista metal: uova di Pasqua decorate e foto di concerti pieni di fumo e gente scatenata.
Potendo scegliere, quale delle due strade prenderesti?
Forse proverei con la musica, anche perché poter girare il mondo è uno dei miei sogni. Potrei provare a prendermi un anno sabbatico, anche se sono consapevole che con la musica è molto difficile vivere. Però credo che sia un’esperienza da fare”.
Così parlò Davide Di Girolamo. O Daryl Madden. Fate un po’ voi.

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