Da protesta studentesca a lavoro per la comunità

Oscar Borgogno

Che cosa sono le Officine Corsare? Un locale, soltanto un circolo Arci o un centro culturale e politico? È difficile dirlo, perché la storia di questa realtà poco lontana dal futuristico Campus Einaudi, nel cuore dell’ex quartiere industriale della Vanchiglietta a Torino, è unica e probabilmente irripetibile.
Ogni settimana centinaia di persone vi mettono piede per partecipare a incontri, laboratori teatrali e musicali, per ricevere consigli lavorativi e fiscali, ascoltare un concerto o ballare in serate spettacolo che, inventate alle Officine, sono ormai un cult in tutta Italia (Sweet Life Society o Avanzi di Balera).
Il prossimo settembre si festeggeranno i cinque anni dall’apertura di questo spazio nato dall’intraprendenza  e dall’inventiva che soltanto dei giovani universitari potevano avere. Quanti però conoscono le ragioni  per cui un tale aggregato di cultura e attività sociali sia potuto sbocciare?
Nel 2008 l’Università italiana era in preda a proteste e manifestazioni molto intense. Un’intera generazione, quella nata tra gli anni ’80 e ’90, manifestava la propria rabbia contro una riforma scolastica che sentiva sbagliata e più in generale contro una politica che stava perdendo il contatto con la realtà. Fu da questo insieme di delusioni e voglia di riprendersi la lotta politica che presero vita le manifestazioni dell’Onda. Torino, come sempre, fu uno dei centri più vitali.
Nasce qui la storia delle Officine, o meglio, del Laboratorio Corsaro. “Al termine di quel grande periodo di proteste e proposte alternative, racconta Andrea Aimar, uno dei fondatori del Laboratorio,  nacque tra i rappresentanti universitari dei Collettivi l’idea di creare uno realtà comune per meglio sviluppare tutto questo fermento”. Il nome non era solo un omaggio ad uno dei più grandi intellettuali del ‘900 italiano, Pasolini: “ Ci piaceva l’idea dei corsari: non erano pirati, spiega Aimar, non rubavano per se stessi, ma a nome di qualcun altro. Così noi con la nostra azione non lavoriamo soltanto per noi stessi ma per la comunità”.
Il Laboratorio aveva però bisogno di un porto sicuro per organizzare e dare vita a tutte le idee che si stavano sviluppando. Dopo una rapida rassegna la scelta cadde su un ex immobile industriale di proprietà dell’Atc (ora passato al Comune) in via Pallavicino e si riuscì a trovare un accordo per prendere in locazione lo spazio. Dopo pochi mesi, a settembre 2010 le Officine Corsare aprivano i battenti a Torino come circolo Arci. “Volevamo fornire un’alternativa non soltanto in termini politici, prosegue Aimar, ma in ogni nostra attività”. Ed è così che, con il passare dei mesi, le Officine sono diventate un luogo in cui sono germogliati una miriade di progetti diversi. “Sono molte le anime delle Officine”, spiega Aimar.  “Chi vive lo spazio soprattutto come un luogo e una seconda casa, chi come laboratorio di produzione artistica e culturale, chi come spazio per realizzare attività utili alla comunità e un’anima più politica che si batte all’insegna dei beni comuni”. In quasi cinque anni di vita ognuna di queste vocazioni è stata coltivata dai ragazzi delle Officine.
A partire da Mamacorsara, una cucina collettiva genuina e accessibile a prezzi popolari, che cerca di valorizzare la dimensione sociale e culturale del cibo (filiera corta, vino biodinamico, valorizzazione della cultura del riuso, momenti di formazione gastronomica). Da poche settimane è poi partita una collaborazione con la Cucina Popolana di Porta Palazzo. Sempre in un’ottica di consumo informato è nata nel 2012 Enodissidenze: una festa contadina nel centro di Torino. Si tratta della prima esperienza di Critical Wine in Piemonte: 60 produttori di peculiarità gastronomiche e prelibatezze enoiche hanno dato vita ad un raduno di due giorni all’interno delle Officine Corsare. C’è poi la biblioteca “Book Block”, che prende il nome dal collettivo di scrittori Wu Ming per definire gli studenti che contestavano la riforma Gelmini armati di scudi di gommapiuma e classici della letteratura. Si tratta di un luogo un po’ vintage arredato con divanetti e centinaia di volumi donati dalla comunità in cui studenti e appassionati possono non soltanto leggere ma organizzare incontri e seminari letterari. I ragazzi del Centro Studi hanno invece “l’arduo compito, dicono loro stessi, di sviluppare percorsi di approfondimento su varie tematiche, proponendo cicli di conferenze divulgativi, momenti di formazione e contributi teorici per l’attività politica”. L’ultimo di questi è “Resistenze”, una serie di incontri pensati per trasmettere e attualizzare i valori della Resistenza in occasione del 70° anniversario della Liberazione.
I ragazzi del Laboratorio Corsaro sono anche ben consapevoli delle difficoltà lavorative che la loro generazione deve affrontare. “Da anni ci occupiamo di precarietà, spiegano, perché ne viviamo ogni giorno le mille difficoltà e crediamo che la risposta debba essere collettiva”. Sulla spinta di queste motivazioni è nato il progetto “Storie Precarie”: uno sportello di assistenza fiscale e lavorativa per aiutare precari, lavoratori autonomi e parasubordinati ad orientarsi sul mercato del lavoro. “Oltre a fornire un aiuto concreto, stiamo creando un database per raccogliere le storie della precarietà quotidiana, spiegano i coordinatori, per metterle a disposizione di chi voglia attingervi  e per raccontarle”.
Ogni anni poi alle Officine si tiene Precarissima, un festival culturale con l’obiettivo di individuare nuovi strumenti per affrontare le sfide dell’economia odierna. In fase di partenza è invece lo Sportello Migranti per dare un sostegno alla popolazione straniera del quartiere. Da ultimo è nata BrewUp: un progetto di microimpresa condiviso per produrre birre artigianali di qualità con il supporto delle strutture produttive già presenti sul territorio.
In tutti questi anni d’intenso lavoro non sono certo mancate le difficoltà e le tensioni, come quando nel 2011 il gruppo originario subì una scissione che portò all’uscita di quasi la metà dei partecipanti. O i problemi legati ad un’organizzazione non professionale di un luogo tanto complesso. L’idea originaria era utilizzare il bar e la ristorazione per finanziare i progetti sociali. “La gestione economica dello spazio è molto gravosa”, spiega Aimar.  “Quando abbiamo iniziato nessuno di noi immaginava che gli impegni logistici sarebbero stati così gravosi da assorbire quasi tutto il nostro tempo”. Col perenne rischio di perdere di vista, a causa delle contingenze organizzative, gli obiettivi per cui le Officine erano nate. “Col tempo abbiamo imparato a darci un’organizzazione più definita anche nei processi decisionali che inizialmente erano dominati da un forte spirito assembleare”. Il Laboratorio è ora retto da un presidente, un direttivo e un’assemblea che si riunisce regolarmente.
Le Officine sono oggi ad un punto di svolta: la maggior parte dei fondatori ha terminato gli studi universitari e deve decidere cosa fare del proprio futuro. Il ricambio generazionale non manca, grazie al forte legame originario che lega il Laboratorio con le rappresentanze universitarie degli Studenti Indipendenti. Proseguire tutto basandosi sul volontariato è però insostenibile. In questi mesi i membri delle Officine dovranno decidere cosa sarà della loro realtà nei prossimi anni. “Sono due le sfide che ci aspettano”, conclude Aimar.  “Decidere se per alcuni di noi l’attività nelle Officine possa diventare un lavoro effettivo e far capire ai nuovi studenti, che ormai hanno quasi dieci anni meno di noi, che le Officine sono uno spazio anche loro e non certo qualcosa di scontato”.
Per i corsari torinesi sembrano ormai finiti i tempi della navigazione a vista.

 

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