Gli amici del balconcino – Intervista di Nico Ivaldi

Per quattro anni ogni domenica pomeriggio Daria e Maksim hanno offerto musica a un pubblico crescente. L’ottusità condominiale li ha zittiti, il Comune li ha multati, ma con o senza balconcino la musica continua…

intervista di Nico Ivaldi

Mentre state leggendo l’articolo, può darsi che questa storia della multa abbia avuto un lieto fine e che il Comune di Torino abbia deciso di cancellarla.
Oppure potrebbe anche essere che, nonostante sit-in di protesta, mail alla segreteria del sindaco Fassino, appelli e quant’altro, a Daria e Maksim sia toccato di pagare comunque i 1232 euro previsti dalla legge per sforamento dei decibel.
In un caso e nell’altro la morale della storia è che questo cazzotto ha sortito, nella coppia di artisti, un effetto forte, devastante, perfino salutare: la rabbia. Quella stessa rabbia che ha ancora dentro Daria Spada mentre, affacciata dal balconcino della discordia, in via Mercanti 3, ci racconta tutta questa storia.
Se volevano che suonassimo un po’ più piano potevano dirci di suonare più piano e l’avremmo fatto, ma in ben quattro anni le autorità non ci hanno mai nemmeno ammonito o segnalato un possibile superamento di limiti sonori”, racconta concitata.
Comunque voi avevate già deciso di terminare questa esperienza artistica del concertino dal balconcino, giusto?
Sì, Maksim ed io lo avevamo anche annunciato. Tutto ha un tempo, anche i concertini dal balconcino. Ma non ci è andata giù che qualcuno abbia deciso per noi. Vedi quel signore?” dice Daria indicando con lo sguardo un tipo alto con i baffi alla Clouseau che chiude la porta del suo appartamento davanti a quello di Maksim e Daria. “È uno di quelli che hanno protestato per zittirci. E non è il solo. C’è anche una giornalista che abita là, sulla destra, che si è lamentata perché le impedivamo di schiacciare il pisolino della domenica pomeriggio. Mezz’ora di musica la domenica pomeriggio alle cinque: ma di che cosa stiamo parlando? E poi il resto dello spettacolo se ne andava nella lettura di poesie, e la poesia, com’è noto, non fa rumore”.
Insomma, un complotto? Invidia? Perché tanto accanimento?
Ufficialmente è partito tutto dall’amministratore, che sostiene di avere raccolto le lamentele di alcuni condomini, anche se nessuna assemblea si è mai espresso contro l’evento musicale. Inoltre ci ha anche accusati di favorire l’ingresso di malintenzionati nel cortile, accuse che hanno avuto un seguito nell’indagine svolta dalla Polizia Giudiziaria, poi archiviata ”.
Allora avrete dei nemici?
Sicuramente. Forse perché nel cortile il nostro è l’unico balcone a norma e ci è costato un bel po’ di soldi per farlo? Dunque essere a posto con la legge non paga? Non riusciamo a capire”.
Fino a tre mesi fa, tutte le domeniche pomeriggio, i torinesi si accalcavano sotto il balcone più famoso di Torino per ascoltare il duo artistico più improbabile del mondo; lei Daria Spada, pugliese di Taranto, cantante lirica; lui Maksim Cristan, croato di Pola, chitarrista punk con un passato da scrittore e senzatetto per necessità. Per un’ora il pubblico se ne stava con la faccia all’insù a guardare lo spettacolo, in cui Daria e Maksim, i Mccs (Maksim Cristan Con la Spada), si alternavano con altri artisti. Di qui sono passati poeti come Carlo Molinaro e Guido Catalano, l’attrice teatrale Laura Curino, il cantautore Federico Sirianni e molti altri. Il concertino continuava poi in cucina, con Maksim che suonava la chitarra attorno al tavolo, e Daria che cantava, mentre lavava la moka e preparava il caffè. Piaceva a tutti questo happening casalingo, un concerto senza regole dove la scaletta era scarabocchiata su un foglietto bianco e appesa ai fili della biancheria, la consolle e il mixer appoggiati sulla lavatrice posta sul balconcino pericolante e senza ringhiera. Tutto alla buona, semplice e spontaneo.
È stato Maksim a partorire l’idea del concertino. Quando è venuto qui per la prima volta ha letto il cartello sotto casa nostra, che diceva: IL CORTILE NON E’ UNA DISCARICA. E così ha deciso di trasformarlo in un teatro aperto a tutti; ai passanti, ai curiosi, alle mamme con i passeggini, ai nonni, ai bambini. E così è stato”.
Che significato ha avuto per voi questa esperienza artistica?
Pensiamo che il nostro esperimento vada in direzione di combattere la tendenza all’isolamento e al diffuso sentimento di paura che regna nelle nostre vite e dunque anche nei nostri condomini, dove lo spazio comune è inteso come di nessuno. Infrangere questo tabù, occupare uno spazio e un tempo, seppur dal proprio balcone, per fare arte, da un lato ha polarizzato le opinioni dei condomini del nostro stabile, dall’altro ci ha portato a doverci difendere dall’accusa di disturbo alla quiete pubblica. Sicuramente Torino ci ha ispirato, è una città in cui la contaminazione rende meno strambo un progetto come il nostro”.
D’altronde, la stessa Ilda Curti, assessora all’Arredo e al decoro urbano, aveva scritto che “un’ora di musica che entra nel proprio appartamento non è un’invasione ma un regalo. Piccolo, minuscolo come il balconcino”
E pensare che tutto era cominciato per fare un omaggio ai nuovi vicini.
Non conoscevamo nessuno qui, ricorda Maksim, e abbiamo fatto come impone la saggezza balcanica: “Offri qualcosa”. Ma cosa? La musica. La prima volta sul balcone nessuno ha detto niente, anzi qualcuno si è complimentato mentre qualche passante è entrato incuriosito nel cortile ad ascoltare”, racconta Daria. “Non avevamo ancora amplificatori e non c’era nemmeno un batterista, allora. C’era meno rumore…”
Come vi siete conosciuti, voi due?
Attraverso un annuncio su internet”, ricorda Daria. “Maksim era a Lecce e cercava un divano per dormire, io sono stata l’unica persona normale ad avergli risposto”.
Fare gli artisti a tempo pieno è la loro professione. Difficile e dura. Certo la voglia di fare non  manca: provate a vedere con quale grinta, durante le prove (alle quali abbiamo assistito) Maksim rimbrotta un malcapitato giovane batterista. E non lasciatevi ingannare dall’apparente tranquillità di Daria che appena entrata nella cantina si è fatta lanciare un microfono e ha provato subito i suoi acuti, con una carica impensabile.
Per guadagnare quanto un normale impiegato ci tocca faticare tre volte tanto. Di giorno Maksim compone e io canto. Ci esibiamo in circoli Arci e Festival. Viviamo così, facendo quello di cui siamo innamorati. Certo, tutti quelli che fanno arte sognano un grande palcoscenico. E lo sogniamo anche noi. Vorremmo fare un salto di qualità, suonare in posti più prestigiosi e registrare un cd”.
Quali sono i vostri progetti più immediati?
Innanzitutto la pubblicazione del nostro primo cd “Disturbo Bipolare” prodotto da Alessandro Comanzo. Poi sta per essere presentato il monologo scritto e diretto da Maksim, interpretato da Max Liotta: Gheorg – strage per bambini e ragazzi, ispirato al massacro di Beslan, in Cecenia. Insomma, non stiamo proprio fermi”.
Se incontrassi il sindaco Fassino che cosa gli vorresti dire?
(Daria fa una smorfia). “Che un vassoio di amaretti per scusarsi poteva almeno farcelo avere…

 

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