Emma Strada, la prima donna ingegnere  in Italia

di Emilia Scarnera

Il 5 settembre 1908 Emma Strada, giovane torinese, diventa la prima laureata in ingegneria d’Italia: a pieni voti, terza del suo corso al Politecnico di Torino.
Era nata il 10 novembre 1884 in una famiglia illuminata e di ampie vedute, in cui il padre Ernesto, ingegnere civile di spirito progressista, la stimola a continuare gli studi in un contesto dove le donne all’università sono arrivate da relativamente poco, grazie al regolamento Bonghi del 1874. All’università sì, al Politecnico – o al suo antenato la Scuola di Applicazione – no. Dopo aver conseguito la maturità al liceo classico d’Azeglio nel 1903, come richiede il regolamento accademico della legge Casati, Emma si iscrive al biennio propedeutico all’Università di Torino che le consegnerà “in nome di S.M. Vittorio Emanuele II, per grazia di Dio e per volontà di nazione Re d’Italia” il diploma di licenza in Scienze Matematiche e Fisiche per Ingegneria con il quale le è possibile iscriversi, pochi giorni dopo il suo diploma e il suo ventunesimo compleanno, al corso di Ingegneria Civile presso la Scuola d’Applicazione degli Ingegneri.
L’anno successivo, nel 1906, la Scuola d’Applicazione si fonde con il Regio Museo Industriale di Torino per dare vita al Regio Politecnico di Torino sotto cui passano ufficialmente tutti gli studenti della Scuola, compresa Emma.
Durante tutti e tre gli anni, tra Scuola d’Applicazione e Politecnico, Emma Strada eccelle in tutte le materie. Nel 1908 arriva la laurea e leggenda narra che la commissione non sapesse se laurearla “ingegnere” o “ingegneressa”: è la prima volta che capita una cosa del genere e c’è anche questo da decidere. Purtroppo tutti i documenti inerenti quel giorno sono andati perduti e questa è solo una piccola leggenda, tanto vera quanto falsa.
Dopo la laurea, Emma Strada diventa assistente straordinaria del Professore Luigi Pagliani, docente di Igiene Industriale, mantenendo il ruolo fino al 1915 quando, alla morte del padre, lascia il lavoro per lavorare all’attività di famiglia con il fratello Eugenio, anch’egli ingegnere. Nel 1957 Emma, insieme ad altre sette colleghe, fonda l’A.I.D.I.A., Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto di cui è la prima presidente e con cui collabora, promuovendo ed organizzando convegni e manifestazioni con temi all’avanguardia, fino alla morte, avvenuta nel 1970.
La giornalista e scrittrice Dina Bertone Jovine aveva scritto che le discriminazioni scolastiche sono il principio delle discriminazioni sociali, motivo per cui ogni emancipazione non può avvenire senza la battaglia culturale. Così è stato anche per le donne in Italia. Il superamento di una legislazione sfavorevole e del costume ha coinciso con la conquista femminile dell’istruzione, eguale sia in quantità sia in qualità a quella maschile.
Il primo passo in tal senso si compie nel 1859 con la Legge Casati, con la quale si assiste al superamento del primo divario tra uomini e donne poiché per entrambi viene resa obbligatoria la frequenza delle scuole elementari. Nel frattempo, nel dibattito pubblico si assiste allo scontro tra la classe dirigente liberale, favorevole all’istruzione femminile, e le voci conservatrici, che in nome della difesa della sensibilità femminile vedono nelle classi miste promiscuità e pericolo. Mentre molti inneggiano al divieto per le donne di accedere ad una istruzione di qualità e prolungata nel tempo, tra affermazioni di debolezza fisica e mentale di queste ultime e il ruolo predestinato di “donne di casa”, le ragazze approdano dalle elementari alle scuole superiori e, dopo il già citato regolamento Bonghi, accedono anche alle università verso facoltà scientifiche.
L’istruzione della donna diventa così, per alcuni, un mezzo per lo sviluppo di tutta la nazione, che si rivela proprio nelle scienze. C’è da dire che le prime ragazze che affrontarono i ginnasi lo fanno in un vuoto legislativo e in classi maschili, riproponendo così il dibattito sul tema della promiscuità da parte di coloro che si preoccupavano della loro incolumità morale: il primo regolamento in merito non arriverà che nel 1883.
Le ragazze tuttavia non si scoraggiano e vanno avanti, continuando a studiare e adottando le prime donne laureate, che guadagnano voce sulle pagine dei giornali come modello da seguire. Studentinnen è il termine con cui venivano chiamate oltralpe le prime studentesse universitarie d’Italia, quelle che nel 1902 il “Bollettino” aveva censito così: 224 studentinnen, il 32% delle quali in scienze o in medicina, parecchie tra le quali si affermeranno poi proprio nel campo scientifico. Dal 1873 al 1990, quando il numero delle donne laureate o titolari di un dottorato di ricerca supera quello degli uomini. È nel quarantennio che segue il censimento del “Bollettino”, soprattutto negli anni a ridosso delle due guerre, che vediamo il più forte incremento di ragazze iscritte alla scuola secondaria e agli istituti universitari.
Ma Emma Strada? È una studentinnen non censita, spesso dimenticata dalla storia e dagli storici.
Quando si parla di istruzione femminile, infatti, solitamente si citano altri nomi, altri primati, inerenti soprattutto alla sfera dell’Università: Ernestina Paper, Maria Farnè Valleda, Evangelina Bottero, Lidia Poët e Anna Kuliscioff.
Il primato al Politecnico di Emma Strada è degno di nota come tutti gli altri, ma la storia e gli storici se ne dimenticano: è il caso di Marino Raichich, che in un suo scritto addirittura nomina Gaetanina Calvi, iscritta al primo anno di ingegneria civile nel 1907 all’Istituto Tecnico Superiore (antenato del  Politecnico di Milano) come prima donna ingegnere di Italia. Probabilmente questo si deve al fatto che, a differenza delle altre donne citate, Emma Strada non si fa mai notare dall’opinione pubblica e dai giornali, se si esclude un articoletto de “La Stampa” del 7 settembre 1908 che dà la notizia della sua laurea, affermando che “la signorina Emma Strada è così la prima donna ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero”.
La sua presenza al Politecnico di Torino e la sua laurea sono discrete e silenziose. Forse, se fosse stata più famosa al tempo, anche il suo nome sarebbe maggiormente ricordato tra i primati femminili accademici italiani. Forse più donne si sarebbero iscritte al Politecnico subito dopo di lei, se anche Emma si fosse presentata all’opinione pubblica come modello da seguire, come lo furono le altre laureate.
Emma Strada è stata la prima donna ingegnere della storia d’Italia e dalla sua laurea in modo lento ma progressivo le ragazze si sono avvicinate isempre più alle scienze applicate e tecniche: nei cinquant’anni successivi al 1908 al Politecnico di Torino si laurea una donna all’anno, mentre ai giorni nostri ai giorni nostri le ragazze rappresentano il 30% delle matricole del Politecnico.
Ma quel primato tutto piemontese va ricordato a tutte le ragazze che alle medie e alle superiori iniziano a pensare che da grandi, forse, vogliono fare le ingegnere.

Questo articolo ha ricevuto una menzione d’onore alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura

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