La nuova vita del castello di San Secondo di Pinerolo

di Silvia Commisso

La storia del castello di Miradolo ha visto un susseguirsi di momenti di splendore e decadimento. La sua attuale rinascita, seppur in un’epoca e in un contesto differenti, ci fa pensare all’immagine della fenice che risorge dalle proprie ceneri.
Tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo esisteva una cascina nel territorio che attualmente si identifica con San Secondo di Pinerolo. Nessuno avrebbe mai immaginato che quell’umile costruzione sarebbe divenuta un giorno un castello tra i più belli del Piemonte e che la sua storia si sarebbe sviluppata come la trama di un grande romanzo. In effetti, la torre quadrata che svetta dietro le cuspidi della facciata crea un’ambientazione dai contorni neogotici, perfetta per la storia dei personaggi che vissero al suo interno.
La costruzione del castello di Miradolo avvenne nel 1866 come residenza di campagna del conte Luigi Cacherano di Bricherasio (la cui discendenza ha origine dai Cacherano di Asti) e di Teresa Massel di Caresana. Un anno dopo nacque la primogenita contessa Sofia e nel 1869 il conte Emanuele, due eredi che lasciarono indubbiamente un segno nella storia del Piemonte.
Fu la contessa Teresa a dare il via alla vera e propria fioritura artistica del castello, grazie all’amore per la pittura e al mecenatismo. Sofia ed Emanuele erano cresciuti serenamente, nonostante la prematura morte del padre, a contatto con ogni forma d’arte: poesia, pittura, musica, letteratura.
E in questa atmosfera la contessa Sofia garantì l’apogeo artistico del castello. La tenuta diventò un cenacolo aristocratico frequentato da gli artisti più importanti della storia piemontese. Tra questi spicca Lorenzo Delleani, nato a Torino nel 1840, pittore di paesaggi di alta montagna, che amava dipingere en plein air. Ben presto la contessa Sofia divenne la sua allieva prediletta, e grazie alle testimonianze di questo rapporto possiamo capire quanto singolare fosse la personalità di questa donna. Era il 1886 e Sofia apprese rapidamente: dipingeva su tavolette, in puro stile impressionista. Quella donna caparbia e apparentemente algida (come ci dimostra il ritratto a olio che il Delleani le fece) nascondeva in realtà una grande sensibilità, quella stessa sensibilità che le permetteva di apprezzare l’arte in tutte le sue sfaccettature. Un personaggio insolito, che si distingueva dai suoi pari per la grande forza di carattere.
La morte del fratello Emanuele costituì un capitolo particolarmente doloroso della vita di Sofia. Aveva perso la sua famiglia, era l’ultima Bricherasio in vita. Inoltre il conte era morto non per cause naturali, bensì in circostanze misteriose durante un soggiorno al castello di Agliè nel 1904. Erano circolate voci di omicidio premeditato, o addirittura di un suicidio legato alla vita sentimentale del conte, che spesso costituiva l’argomento preferito di molti salotti aristocratici. Solo cinque anni prima, il 1° luglio del 1899, aveva convocato un consiglio nella residenza di Torino per dare vita ad un progetto, l’azienda che si sarebbe chiamata Fiat. A questo consiglio aveva assistito anche Delleani, convocato dal conte per ritrarre il momento tanto importante.
La contessa, rimasta sola, si dedicò alla pittura più che mai, trascorrendo le sue giornate in una soleggiata stanza del castello. E fu in questo periodo che volle dar vita ad un altro grande progetto: i giardini. Nei sei ettari della tenuta ordinò di aprire una radura centrale di forma ovale, basata sui canoni delle tipiche foreste in stile romantico, che comprendevano dei piccoli corsi d’acqua e delle elaborate aiuole che si affacciano al centro e in cui le piante potessero svilupparsi secondo la loro natura, senza modifiche o forme imposte. Spesso la contessa si ritrovava a dipingere gli scorci più belli del giardino. La varietà di piante e fiori era davvero incredibile per l’epoca, con piante esotiche come bambù e Ginkgo Biloba accostati ad elementi tipicamente romantici come le Rose antiche.
Così passò gli anni fino alla morte, avvenuta nel 1950 proprio nel castello di Miradolo.
La nobildonna lasciò la tenuta in eredità all’Opera missionaria di don Orione, che la utilizzò come struttura di accoglienza per gli anziani. In seguito, per un lungo periodo la proprietà fu abbandonata e subì un totale decadimento. Tutto ciò che il castello aveva rappresentato non era che un ricordo e così, coloro che lo avevano abitato.
Tuttavia, col nuovo millennio rinacque la speranza: la Fondazione Cosso acquistò la proprietà sottoponendola a lavori di restauro. Poco alla volta il castello vide rianimarsi di nuova vita le sue stanze. Era stato un luogo importante nella storia piemontese soprattutto dal punto di vista artistico, e tornò ad ospitare arte. La prima mostra, nel 2008, fu Delleani e il cenacolo di Sofia Bricherasio, in omaggio alla storia del luogo. In seguito sono state organizzate altre mostre con cadenza annuale.
Oggi anche gli apettacolari giardini sono stati ripristinati, riportandovi le varietà arboree volute da Sofia, e sono visitabili.
Negli ultimi anni in particolare, il Piemonte è stato teatro di una riscoperta dell’arte e della cultura da parte dei turisti e dei suoi stessi abitanti, e il castello di Miradolo è simbolo perfetto di questo risveglio.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura

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