Comuni o tigre, la stagione delle zanzare è alle porte

di Gabriella Bernardi 

“Contributo alla lotta biologica delle zanzare in alcuni comuni dell’Astigiano”; “Boschi, colline e zanzare, un legame inscindibile?”; “Specie e biologie delle zanzare che abitano le colline astigiane”; “Rapporti con l’uomo. Vettori di malattie e mutamenti climatici”; “Malattie emergenti trasmesse da vettori: il rischio da zanzare Aedes”; “Rischi sanitari delle zanzare”, “Lotta alle zanzare: da quelle moleste a quelle portatrici di malattie”; “Zanzare e ambiente pedemontano.”
Sono solo alcuni dei lavori di Marco Demaria. Astigiano, biologo, da anni si occupa di zanzare, ma non solo. Con la bella stagione, infatti, oltre al risveglio della natura si affaccia un problema che affligge soprattutto chi risulta appetitoso.
Per saperne di più e per superare qualche falso mito sulle zanzare ci rivolgiamo all’esperto. Innanzi tutto, da dove nasce il suo interesse professionale per questi piccoli e fastidiosi insetti?
Ad occuparmi di zanzare a livello professionale mi ci sono trovato per puro caso. Era l’autunno del 1995 quando un mio collega agronomo venne a conoscenza della Legge regionale 24 ottobre 1995, n. 75:  (“Contributi agli Enti locali per il finanziamento di interventi di lotta alle zanzare”). All’epoca lavoravo in una cooperativa che si occupava di educazione ambientale. Con una collega svolgevo attività professionale al CEA (Centro di Educazione Ambientale) Wwf Villa Paolina di Asti. Ero laureato in biologia da qualche anno ma non avevo competenze entomologiche specifiche e nessuna sui Culicidi (le zanzare, appunto). Mi informai un po’ e seppi che al Parco dei Laghi di Avigliana già da qualche anno era attivo un programma di lotta alle zanzare basato sul protocollo tecnico-scientifico messo a punto dal Centro di Agricoltura e Ambiente di Crevalcore, in provincia di Bologna, lo stesso incaricato dalla Regione Piemonte di seguire i progetti di lotta alle zanzare in Piemonte”. E poi?
La mia collega ed io andammo per diverse giornate, durante la primavera del 1996, a imparare tecniche di monitoraggio, intervento e riconoscimento delle varie specie. Devo un ringraziamento al professor Claudio Rolando, allora direttore del Parco dei Laghi di Avigliana, che ci insegnò il mestiere di “zanzarologo”. In seguito ho partecipato a incontri, convegni e corsi, molti dei quali organizzati proprio in virtù della legge regionale 75/95. Vorrei sottolineare che l’esperienza di educatore e divulgatore ambientale è stata ed è tuttora molto utile anche nel lavoro sulle zanzare: alcune specie, zanzara tigre in primis, non possono essere controllate efficacemente se non si provvede ad una incisiva e capillare campagna di informazione/formazione rivolta alla cittadinanza, nessuno escluso. Dal 2007 a oggi, per il progetto di lotta alle zanzare di cui sono responsabile tecnico scientifico, ho un contratto con Ipla SpA (Istituto Piante da Legno e l’Ambiente)”.
Ci sono zanzare e zanzare. Quali tipi vivono in Piemonte e in quali zone? Qual è il loro ciclo vitale?
Proprio così. “Zanzare” è un termine generico per indicare specie che si distinguono non solo per l’aspetto ma soprattutto per differenze comportamentali e del ciclo vitale. Tuttavia, alcuni punti fermi che valgono per tutte ci sono. In particolare, tutte le specie necessitano di acque stagnanti o al più debolmente correnti, dal momento che i loro piccoli (larve) sono strettamente acquatici. E le femmine necessitano delle proteine contenute nel sangue per poter maturare le uova. Detto ciò, esistono specie, come la minuscola Culex martinii, la cui femmina punge per lo più anfibi, mentre altre si rivolgono agli uccelli per il loro pasto di sangue; altre ancora pungono i mammiferi ma raramente l’uomo. Infine, purtroppo per noi, esistono specie (una minoranza) nettamente antropofile: la zanzara tigre (Aedes albopictus) è una di queste. Un’altra cosa importante da sapere e tenere in conto, nel caso in cui si voglia intraprendere azioni di contrasto allo sviluppo larvale delle zanzare, è che a seconda delle specie può variare in modo significativo il tipo di ambiente scelto per la deposizione delle uova. La zanzara comune (Culex pipiens) è molto adattabile e depone sia in piccole raccolte d’acqua come tombini stradali, sottovasi o bidoni, sia in stagni, laghetti ecc. per raggiungere densità decisamente importanti (anche 200 larve per litro!) in acque fortemente inquinate come quelle presenti in fossi che ricevono scarichi fognari. Le femmine di altre specie come l’Ochlerotatus caspius depongono su terreno asciutto ma soggetto ad allagamenti occasionali o periodici: risaie, prati allagati, mais irriguo, ecc. La famigerata Anopheles maculipennis (la zanzara della malaria) depone le uova sul pelo di acque non inquinate e relativamente limpide”.E la zanzara tigre?
“La femmina di zanzara tigre, essendosi evoluta nelle foreste ricche di bambù del sudest asiatico, cerca piccole cavità di varia natura per deporre le uova. Il suo grande successo nel colonizzare il mondo dipende da due fattori: primo, ha uova che resistono praticamente a tutto, incluse temperature di decine di gradi sotto lo zero ed essiccazione; secondo, qualunque oggetto con cavità di origine naturale (come cavi d’albero) o manufatto di qualunque materiale che può ricevere acqua e mantenerla per più di cinque o sei giorni è buono per deporre le uova, specialmente se riparato da fogliame o coperture non ermetiche e quindi in ombra”.
Quali sono le strategie adottate nella nostra regione?
“La Regione Piemonte nel 1995 si è data una legge, la n°75/95 appunto, che sulla base delle esperienze maturate in anni precedenti dal Centro di Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli” di Crevalcore e dal Parco dei Laghi di Avigliana (palude dei Mareschi), definisce il protocollo delle azioni di contrasto allo sciluppo dei Culicidi (le zanzare propriamente dette) principalmente intervenendo sugli stadi larvali. La lotta agli adulti, pur prevista, deve essere lasciata come extrema ratio, in quanto attualmente non esistono in commercio prodotti efficaci sulle zanzare che non impattino sensibilmente sui delicati equilibri degli ecosistemi; anzi, in caso di esposizione prolungata possono causare vari malesseri anche alla nostra specie. Esiste invece un estratto di un batterio chiamato Bacillus thuringiensis var. israelensis(BTI) che, attraverso un meccanismo enzimatico, è in grado di distruggere la parete cellulare del tubo digerente delle larve dei Culicidi e, in maggior concentrazione, anche dei Simulidi. Ma tutti gli altri animali e piante, e gli esseri umani, ne sono immuni. In sostanza si tratta di giocare d’anticipo cercando di bloccare il più possibile lo sviluppo larvale con il BTI. Nel caso di tombini e caditoie stradali si può usare un larvicida a base di Diflubenzuron in grado di bloccare lo sviluppo allo stadio larvale. Questo prodotto chimico è più persistente del BTI e quindi vantaggioso in termini economici e, data la natura artificiale di questo tipo di focolai, si ritiene tollerabile il fatto che non sia selettivo. Soltanto in caso di manifestazioni di pubblico interesse che richiamano un numero significativo si persone, e solo se viene superata una certa soglia di fastidio (calcolabile in base al numero di culicidi riscontrato mediante trappole a CO2), è ammessa la lotta adulticida tramite nebulizzazione di prodotti piretroidi sulle alberate cittadine, parchi, aree verdi una o due notti prima dell’evento, principalmente attorno al luogo della manifestazione”.
Cosa s’intende con l’espressione “lotta biologica”?
Per lotta biologica si intende l’impiego di altri organismi in grado di contenere naturalmente il numero dei culicidi perché sono predatori (pipistrelli, libellule ecc.) o parassiti/patogeni delle larve, come appunto il BTI, che come ho detto è molto efficace e selettivo. Anche nel caso delle zanzare è sempre meglio prevenire che curare. Ove possibile, quindi, deve essere data la precedenza all’eliminazione dei focolai, per esempio vuotando a terra un recipiente contenente acqua con larve, ottenendo così il loro disseccamento”.
Si può prevenire lo sviluppo delle zanzare a casa nostra, per esempio raccomandando di non innaffiare troppo le piante affinché non ci sia ristagno nei sottovasi, ma quanto questo può effettivamente aiutare? Ci sono altri accorgimenti utili?
“Certamente, si può e si deve. La misura di quanto possa aiutare è direttamente proporzionale al numero di persone che prestano attenzione all’eliminazione dei focolai nel proprio ambito abitativo, soprattutto per quelle specie antropofile legate per la loro riproduzione a piccole raccolte d’acqua naturali e artificiali, zanzara tigre in primis. Eliminare del tutto i sottovasi, o almeno assicurarsi che si secchino del tutto almeno ogni quattro giorni. Mettere trecce di fili di rame non verniciati e privati della guaina isolante nell’acqua dei sottovasi può aiutare a bloccare lo sviluppo larvale, ma questo metodo non serve per volumi di acqua superiori come bidoni e simili, perché occorrerebbe un quantitativo di rame spropositato per avere effetto!”
Che rapporto c’è tra le risaie e le zanzare? Cosa si fa per prevenirle in queste particolari zone piemontesi?
“Premesso che io non ho mai lavorato in prima persona sulla lotta alle zanzare in risaia, preferisco non addentrarmi nello specifico. Dirò solo che le risaie, così come sono coltivate oggi, con periodiche e numerose fasi di immersione e successivi prosciugamenti, sono l’ambiente ideale per una specie particolare, l’Ochlerotatus caspius, in grado di svilupparsi in quantità massicce e di compiere lunghi voli (decine di chilometri) da dove è avvenuto lo sfarfallamento.
Un’altra sua passione è il disegno. Come si collega alla sua professione?
“Ho iniziato a frequentare la scuola di disegno naturalistico di Cristina Girard nel 2008. Inizialmente è stato per pura passione; con il tempo mi è capitato e mi capita occasionalmente di utilizzare tecniche e abilità artistiche per rappresentare la natura in progetti nei quali sono previsti pannelli illustrativi. In futuro non saprei, non escludo alcuna strada a priori. Devo dire che per me è sempre un gran bell’esercizio e sollievo per lo spirito!”
“Una zanzara a Milano ha trasmesso la malaria”  era il titolo di una notizia di anni fa. Quanto è attuale? Corriamo sempre più rischi con la facilità di trasporti che abbiamo? Quanto possono incidere il clima e l’aumento globale delle temperature?
“La trasmissione del plasmodio della malaria appare abbastanza remota soprattutto per il fatto che sono ormai scarsi gli ambienti dove la zanzara anofele si riproduce, cioè stagni e paludi di grandi estensioni. I rischi rappresentati dagli arbovirus (virus trasmessi da artropodi) sono concreti, lo saranno sempre di più in futuro e non vanno sottovalutati. Se da un lato occorre evitare allarmismi ingiustificati, dall’altro occorre agire intelligentemente fin da subito. Il rischio si previene con la riduzione della proliferazione dei vettori, con le vaccinazioni dei viaggiatori che si recano nei Paesi in cui gli arbovirus sono diffusi, con le profilassi per i vari agenti infettivi, ove disponibili, e con una efficace e corretta campagna informativa rivolta alla popolazione di tutte le fasce di età ed estrazione sociale. A causa della relativa facilità degli spostamenti intercontinentali di persone e merci, al riscaldamento globale e, aggiungo, della semplificazione e banalizzazione degli ecosistemi naturali, noi umani (e in generale tutti gli esseri viventi) saremo via via più esposti a parassiti e vettori in grado di avvantaggiarsi di un mondo globalizzato e impoverito sotto il profilo della complessità ecosistemica, trovando meno competitori e predatori in grado di ridurre le loro popolazioni. Questo è uno dei tanti buoni motivi per preservare a tutti i costi la varietà delle forme viventi, la ricchezza e la complessità degli ecosistemi, unico vero bene che abbiamo e che ci garantirà di vivere decentemente per molto tempo ancora.
Ultimamente si è parlato del virus Zika, di cui le zanzare sarebbero un vettore. Possiamo dormire sonni tranquilli?
“Come sappiamo, Zika è un virus che, nella stragrande maggioranza dei casi, dà sintomi simili all’influenza. Fa giustamente paura la possibile correlazione fra il contrarre il virus nelle fasi iniziali della gravidanza e l’aumento dei casi di microcefalia dei nascituri. Sarebbe quindi importante limitare o idealmente eliminare le occasioni di punture di zanzara. Non tutte le zanzare trasmettono il virus; la zanzara tigre lo può fare e allora occorrerebbe agire su più fronti: eliminare il più capillarmente possibile i focolai di sviluppo larvale in ambito pubblico e privato, trattare i focolai non eliminabili, utilizzare zanzarie alle finestre e i repellenti in commercio”.
Per finire, un consiglio a chi viene ogni anno immancabilmente bersagliato dalle zanzare: meglio i rimedi naturali e fai da te o quelli chimici?
“Per gli adulti non ci sono particolari problemi utilizzando correttamente i normali repellenti in commercio naturali o di sintesi, in genere più duraturi sulla pelle rispetto quelli naturali. Bambini e soggetti dalla pelle particolarmente sensibile dovrebbero privilegiare i prodotti di origine naturale testandoli preventivamente per non incorrere in possibili eritemi. Direi di evitare dispositivi emettitori di ultrasuoni, in quanto non è stata dimostrata la loro efficacia. Indossare vestiti chiari, ampi, a maniche lunghe e pantaloni lunghi può fare la differenza tra un disagio sopportabile e insopportabile. Infine, prima di uscire le sere d’estate va bene la doccia, ma sarebbe meglio evitare  profumi, creme, lozioni, a meno che sia noto il loro effetto repellente”. 

Per ulteriori approfondimenti:
http://zanzare.ipla.org/ – http://www.mosquito.org/ – http://www.caa.it/content/home/default1.asp

L’immagine e i dettagli sono opera dello stesso Marco Demaria, che li realizzò un paio d’anni fa nell’ambito di un progetto dell’Ente Parchi Astigiani. Rappresenta uno stagno con i suoi abitanti, fra i quali delle zanzare a diversi livelli di sviluppo (pupa e larva, oltre che preda di una libellula)

 

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