Il centro di Cultura e Tradizioni Rumene di Torino

di Roberta Magnati

Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”. Sono le parole di Papa Francesco che guidano il Centro di Cultura e Tradizioni rumene di Corso Trapani 25 a Torino.
Elisabeta Cioata Burduja e Valentina Mihalea Pascal, rispettivamente presidente e psicologa volontaria del Centro, mi accolgono con entusiasmo e calore, il desiderio di raccontare come sono riuscite in una grande città multietnica a creare questa oasi, dao muri colorati e decorati di oggetti allegri è davvero enorme.
Elisabeta, arrivata in Italia dalla Romania 13 anni fa, è laureata presso la rinomata facoltà di chimica Alexandru Ioan Cuza di Iasi, con una specializzazione in chimica-fisica. È stata insegnante alle scuole medie e al liceo e, prima di partire per l’Italia, studiava per una seconda laurea in elettrotecnica, interrotta al quarto anno.
La motivazione che mi ha spinto ad aprire questo centro culturale è stata soprattutto la nostalgia del mio lavoro, racconta, ma anche il rimpianto e il rammarico di aver dovuto interrompere l’università, rinunciando alla seconda laurea”.
Elisabeta è mamma di sei figli, una donna determinata e concreta, fiera delle sue origini e della sua formazione: “C’è uno stretto legame tra il mio trascorso e la nascita di questo centro culturale. Avevo solo sei anni quando iniziai a recitare a teatro, a muovere i primi passi in balletti e danze di gruppo, a scrivere versi di poesie e canzoni. I premi e le soddisfazioni sono sempre stati tanti, oscillavo sempre tra il primo e il secondo posto in tutte le competizioni a livello regionale”, racconta. Così, durante gli anni intensi di lavoro in Romania ha sempre cercato di integrare l’insegnamento delle materie prettamente scolastiche con quello delle arti: la musica, la creatività, lo spettacolo.
Quando sono arrivata in Italia mi mancava moltissimo la mia cultura e gli spettacoli con i bambini”, continua. Mi mancava tutto e volevo ricominciare a fare quello che mi piaceva e che riusciva a regalarmi immense soddisfazioni ed emozioni”. Elisabeta ripercorre le difficoltà iniziali, non solo materiali ma anche psicologiche: “La difficoltà maggiore fu dovermi scontrare con l’indifferenza, la diffidenza e la mancanza di fiducia da parte della gente. Sono stata spinta ad aprire questa Associazione anche dal desiderio di onorare la preparazione ricevuta nelle scuole rumene, con la quale avrei potuto aiutare tanti altri bambini e studenti”.
Ed è proprio il concetto di insegnamento come missione che accomuna queste due insegnanti. Valentina Mihaela Pascal, in Italia dal 2009, è laureata in Psicologia e Assistenza sociale presso l’Università Petre Andrei di Iasi, con un master in Consiglio e terapie per persone affette da dipendenze. È stata psicologa scolastica, insegna da oltre sedici anni nel campo psicoterapeutico, logopedico e dell’educazione del linguaggio, ha curato bambini disabili in Romania e in Italia. Da due anni collabora come psicologa volontaria e consigliere educativo di questa Associazione che rappresenta un eccellente esempio di integrazione sociale e culturale del capoluogo piemontese: “La nostalgia della mia terra, delle mie radici e della mia famiglia è molta, esordisce, ma l’incontro con Elisabeta è stato determinante per capire che ovunque ci troviamo, se siamo bravi insegnanti, possiamo e dobbiamo trasmettere il nostro sapere e donare il nostro amore, perchè dovunque vi è la necessità di porgere una mano”.
Oggi sono quasi centomila i rumeni residenti in Piemonte, la metà dei quali è censita a Torino; dalle parole di Elisabeta e Valentina traspare la volontà di sottolineare quanto il popolo rumeno sia ricco di cultura e saperi profondi e quanto sia ingiusto uniformarsi allo stereotipo negativo.
Obiettivo fondamentale dell’Associazione è creare un gruppo coeso e orgoglioso delle proprie radici. Spiega la oresidente: “Vogliamo preservare le tradizioni anche lontano da casa, insegnandole soprattutto a quei giovani nati qui che hanno sentito parlare della Romania solo dai genitori.
Altro proposito del Centro è rendere meno soffocante il senso di sradicamento e perdita d’identità che emerge a seguito dell’emigrazione. “L’immigrato spesso ha bisogno di appartenenza, aggiunge Elisabeta, e quando questo non è possibile si aggrappa al ricordo nostalgico di comunità d’origine spesso solo immaginate. Il nostro compito è favorire l’integrazione nel nuovo Paese e anche unire i connazionali per dar loro la possibilità di comunicare in lingua madre, conservando e divulgando così le tradizioni e la cultura della Romania”.
E Valentina Mihaela aggiunge: “Per favorire l’integrazione e abbattere le barriere serve prima di tutto l’ascolto, accompagnato poi da metodologie mirate come la ludoterapia e l’arterapia”. Mihaela ha portato con sé, dalla sua ultima esperienza come psicologa scolastica in Romania, un progetto di arterapia che sviluppa nel bambino le capacità espressive, sia artistiche sia manuali – dalla pittura alla scultura, dalla musica alla danza al teatro – ed è di grande aiuto per i bambini che vivono o attraversano un disagio psicologico, come può essere quello dell’adattamento ad un nuovo ambiente.
Il ventaglio di attività del Centro è davvero ricco e articolato: dalle ripetizioni scolastiche per tutte le materie e per tutte le età al corso di cultura generale rumena; dai lavori manuali – decoupage, pittura, punto croce – ai corsi di ballo tradizionale folkloristico italiano e rumeno, ai corsi di canto, pianoforte, violino, offrendo anche consulti psicopedagocigi e logopedici.
Alla base della nostra attività, spiega Elisabeta, c’è la volontà di diversificare e di ‘fare buona scuola’, che per noi significa essere profondamente motivati dal desiderio di trasmettere il proprio sapere con amore ma anche con serietà e discernimento”. E, visibilmente soddisfatta per i risultati conseguiti, conclude: “Per noi il bagaglio culturale dell’insegnante è fondamentale e siamo felici di non esserci fermate nei momenti più duri. Il futuro dei nostri bambini dipende da ciò che noi oggi facciamo per loro”, in perfetta sintonia con le parole del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer, per cui “Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini”.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura

 

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