Il progetto che dal 1996 ha fatto rinascere Porta Palazzo

di Michele Prencipe

Donatella Genisio e Splendore Durante mi accolgono nella sede di The Gate Progetto Porta Palazzo: pochi uffici dalle pareti colorate e un paravento in vimini in corridoio che attira la mia attenzione mentre ci accomodiamo. Donatella è la direttrice in carica del progetto, ha un voluminoso scialle di pile, stringe una sigaretta elettronica, che utilizza poche volte durante il nostro incontro. Splendore, una delle consulenti del progetto, è più giovane, siede composta e mi riporta alla mente alcune statue doriche viste anni prima sui manuali di scuola.
In loro compagnia ricostruisco la lunga e fortunata storia di The Gate che comincia nel 1996 quando il Comune di Torino presenta all’Unione Europea il progetto pilota urbano The Gate-living not leaving indirizzato alla riqualificazione di Porta Palazzo, quartiere che da sempre, nonostante la posizione centrale e la presenza del mercato, viene avvertito dai cittadini come corpo estraneo, luogo pericoloso, ghetto.dscf0032-copia
Quella di Porta Palazzo, in effetti, è una storia lunga e complessa che affonda le proprie radici già in epoca romana. Scopri Porta Palazzo, il sito ufficiale dedicato al quartiere, oggi ne ricostruisce con dovizia le tappe permettendo agli utenti della rete di ripercorrere le diverse trasformazioni che quest’area della città ha subito nel corso dei secoli, dagli albori fino ai giorni nostri. Scorrendone le pagine, si scoprono i grandi mutamenti architettonici voluti dai diversi sovrani che si sono avvicendati nel passato; i nomi degli architetti che diedero alla piazza del mercato l’aspetto che oggi noi tutti conosciamo – primo fra tutti Filippo Juvarra – e soprattutto le ragioni che hanno portato alla decadenza che a lungo è stata il principale marcatore di questo luogo.
Era il 1835 quando il mercato fu ufficialmente insediato in quella che dal 1946 è denominata Piazza della Repubblica, abbandonando le piazze precedenti (Piazza Palazzo di Città, già Piazza delle Erbe, e Piazza Corpus Domini).
Allora, forse, nessuno poteva immaginare che questo mercato sarebbe diventato il più vasto mercato all’aperto di tutta Europa. Le smisurate proporzioni di questo nuovo organismo e la natura fortemente popolare dell’intero quartiere, hanno contribuito poi a rendere Porta Palazzo il punto di approdo di migliaia di migranti prima dal sud Italia e, a partire dagli anni Ottanta, anche dall’estero. Come succede a molti dei quartieri storici dei grandi centri italiani, anche Porta Palazzo va incontro a un processo tanto spontaneo quanto inesorabile di incuria, che ne mina l’equilibrio a più livelli: sociale, economico e legale. Solo negli anni Novanta, per l’appunto, nasce nei cittadini e nell’amministrazione la volontà di riqualificare quello che oggi viene riconosciuto come “il ventre della città” e che Giuseppe Culicchia, nel suo saggio/guida Torino è casa mia (Laterza, 2005), definisce la “cucina” di Torino.
Così accade che il progetto pilota presentato nel 1996 riscuote un immediato successo e nel 1998 avviene l’insediamento del Comitato Progetto Porta Palazzo, “uno dei primi progetti italiani in assoluto ad essere stato finanziato con fondi europei”, ricorda Donatella, e cerca la conferma di Splendore che intanto mi racconta cos’era Porta Palazzo in quel lontano 1996: un quartiere con un forte degrado, privo di servizi, ad alto indice di criminalità, primo punto di accoglienza di migranti (soprattutto rumeni in quegli anni) senza nessuna rappresentanza e senza nessuna possibilità di integrazione.
dscf0041-copiaMolte cose sono cambiate da allora, poco alla volta. Il Progetto The Gate si è impegnato in tante piccole campagne che negli anni sono diventate vere e proprie rivoluzioni. Come In piazza s’impara- Pillole di lingua a Porta Palazzo che, giunto alla sesta edizione, permette a grandi e piccini di diverse etnie un momento di incontro e di apprendimento col sorriso; oppure l’opuscolo Gino l’inquilino, redatto in più lingue, che è stato distribuito nei condomini del distretto per educare al corretto comportamento gli inquilini.
Le rivoluzioni innescate da The Gate partono dalle fondamenta, dai bisogni quotidiani, dai rapporti tra le persone che abitano nello stesso quartiere. Sono piccole conquiste a cui si affiancano l’impegno dimostrato nel ripulire le strade, migliorare i servizi e le strutture, confezionando un’immagine tutta nuova di Porta Palazzo che, col suo mercato, oggi più che mai è l’emblema del libero incontro.
Certo, restano ancora molte cose da fare: trovare un modo per preservare, da una parte, la natura del mercato, migliorandone, dall’altra, le condizioni e la sicurezza; rendere il sistema di raccolta differenziata più efficiente e capillare. Soprattutto, coinvolgere maggiormente i giovani nelle attività. The Gate e altre associazioni che operano nel distretto promuovono corsi gratuiti volti ai ragazzi, ma si tratta di progetti creati e sviluppati da persone adulte. La vera scommessa, precisa Splendore, sarebbe rendere autonomi i ragazzi e dare loro la possibilità di avviare progetti per la comunità, ma non siamo ancora in grado di raggiungerli. È uno scoglio che non siamo ancora riusciti a superare”.
Tuttavia il progetto The Gate non è solo in questa partita. Negli anni, Porta Palazzo è diventata la dimora di molteplici residenze culturali tra cui possiamo ricordare il Sermig, Servizio Missionario Giovani, organizzazione no-profit basata sul volontariato; San Pietro in Vincoli Zona Teatro, spazio performativo all’interno del cimitero sconsacrato di San Pietro in Vincoli; Lo Spazio ZeroSei, luogo aperto per famiglie con bambini da zero a sei anni nato su iniziativa della Compagnia Di San Paolo; Casa Yepp, piccolo spazio a disposizione dei ragazzi e giovani del quartiere; CasArcobaleno, nata dall’impegno della comunità LGBT di Torino; la Scuola Holden; Dar al Hikma, centro culturale italo-arabo e infine, nato del 2011, il Cecchi Point Hub Multiculturale.
Sono trascorsi quasi vent’anni dall’inizio di questa storia: “la vera sorpresa è che dopo tanto tempo abbiamo resistito e siamo ancora qui. All’inizio è sempre più facile”, mi confida con un sorriso Donatella. È il dicembre del 2001, infatti, quando il mandato europeo per il progetto The Gate giunge al termine, ma i risultati sono stati così incoraggianti che il comune di Torino decide di investire ancora in The Gate che dal giugno 2002 diventa un’Agenzia di Sviluppo Locale.
dscn0007-copiaIl Comune non si è sbagliato: col tempo il tasso di criminalità è diminuito notevolmente, le condizioni di vita sono migliorate e il costo degli immobili è salito. Gli stessi torinesi, che a lungo sono stati i primi detrattori di questo quartiere, stanno cambiando parere e le cose non potranno che migliorare.
Il nostro incontro giunge al termine, Donatella e Splendore mi salutano con una stretta di mano decisa. Sono le prime ore del pomeriggio e nella grande piazza del mercato, ormai sgombra, il sole si fa strada senza incontrare ostacoli. I suoi raggi investono il lastricato appena ripulito e la luce intorno si fa totale, dalla terra al cielo, la Porta Palazzo che conosco, immersa in un bagliore che fa chiudere gli occhi. Penso alle ultime parole di Splendore quando le ho chiesto di descrivermi Porta Palazzo con una frase: “Porta Palazzo è l’internet dei poveri”, mi ha risposto, senza indugi. Guardo le sagome nere dei lavoratori che smantellano i banchi del mercato, sento le sirene dei netturbini, il suono delle assi di legno accatastate per strada e qualche automobile cauta in lontananza. Mi allontano dalla piazza con la lentezza propria di certi sogni. “Porta Palazzo è un arcobaleno” mi ha detto Donatella, ma adesso, su ogni altro colore, prevale la luce, il biancore.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura

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