Non è diventata capitale della cultura, ma di certo Settimo ha vinto la scommessa della propria trasformazione

di Alessandra Grande

Forse non tutti sono a conoscenza della “provocazione” di Settimo Torinese, città di circa quarantasettemila abitanti, a sette chilometri da Torino, di diventare “Capitale della Cultura 2018”. L’amministrazione settimese, in primis il vicesindaco e assessore alla cultura e all’innovazione Elena Piastra, ha deciso di presentare al Mibac (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ndr) la candidatura della città, proponendosi con una semplice domanda: “Settimo Torinese, perché no?”.

Spectrum Medusa

Noi ci siamo chiesti se una città non d’arte potesse diventare capitale italiana della cultura e abbiamo deciso di provarci” si legge nel testo della candidatura della città presentato al Mibact. “Crediamo infatti che la nostra Città rappresenti il simbolo di una periferia (non l’unica per fortuna) che attraverso la cultura ha saputo fare integrazione, ha saputo ribaltare il proprio destino, trasformando elementi di marginalizzazione in opportunità di sviluppo. Una città che grazie alla cultura ha trovato una strada di riscatto, una città che è il simbolo di un “rammendo delle periferie” in senso culturale, urbanistico e industriale”.
Questa posizione ha diviso gli abitanti, e non solo, in due. Da una parte chi crede nel sogno di una città che come una fenice dalle ceneri delle fabbriche è riuscita a diventare un polo culturale con una variegata offerta grazie alla realizzazione, nel 2005, della biblioteca Archimede (una delle più innovative), del teatro civico Garybaldi, della Casa della Musica; e una città multietnica e multiculturale con la realizzazione del centro Sprar (servizio centrale del sistema di protezione richiedenti asilo) “Teobaldo Fenoglio”, in grado di accogliere centinaia di migranti. Dall’altra parte chi sbeffeggia la candidatura pensando che Settimo, data la sua scarsità di opere d’arte, di musei e per la sua posizione periferica e non centrale, non possa competere con città come Recanati, Ostuni e via dicendo.
E allora scopriamo la bellezza e l’importanza della cittadina “della penna”, per via delle tante industrie che negli anni Sessanta avevano fatto diventare la periferia torinese un polo industriale importantissimo. Settimo ha un passato fatto di acque, opifici, fabbriche che hanno contribuito a far nascere la città che oggi tutti conoscono.
Due fabbriche di vernici sono l’ossatura culturale settimese. Lo stabilimento della Siva, fondato nel 1945 da Federico Accati a Torino e poi trasferito in via Leini 84, attivo fino al 1975, e di cui dal 1953 fino al 1973 Primo Levi fu direttore tecnico. E la Paramatti, inaugurata nel 1914 tra gli assi stradali delle attuali via Torino e via Cavour, in attività fino al 1970, dalle cui “ceneri” nel 2005 è sorta l’imponente biblioteca Archimede. Nel primo la cultura è passata direttamente con uno degli scrittori e testimoni più importanti del ‘900; nel secondo si è creata, tramandando la cultura della fabbrica attraverso il teatro con la Compagnia Laboratorio Teatro Settimo.
La Paramatti è diventata negli anni un enorme contenitore di attività artigianali, teatrali, culturali, memorie, sogni della cittadina. Proprio come il sogno di diventare Capitale della Cultura 2018. Fu realizzato anche un documentario nell’ex Paramatti, ad opera dei ragazzi delle scuole che avevano partecipato al laboratorio “Per un Teatro della Memoria”. Un momento di confronto tra gli ex lavoratori della Paramatti e gli studenti del territorio curato dalle attrici settimesi Mariella Fabbris, tra le fondatrici della Compagnia, ed Elena Ruzza, da sempre impegnate a fare di Settimo un fervente laboratorio di idee da condividere ed esportare.
Nell’anno accademico 2015-2016 Elena Ruzza ha realizzato il primo laboratorio teatrale a cui hanno partecipato anche i giovani ospiti del centro Fenoglio insieme ai suoi allievi di teatro, presentando lo spettacolo “Rifugi”. Sono stati insigniti anche del Premio Giorgio Gaber per le Nuove Generazioni, manifestazione che si tiene ogni anno al Teatro Stabile di Grosseto. Era il secondo anno consecutivo, dopo una prima vittoria nella sezione “Associazioni” con lo spettacolo “Liberi di..Liberi da…” che raccontava la storia dell’atleta somala Samia, annegata nelle acque del Mediterraneo.
Il centro di protezione civile di Settimo, gestito da Ignazio Schintu, dal 2008 affronta l’emergenza migranti, ossia il flusso migratorio ormai costante dai paesi dell’Africa in cui ci sono condizioni che ledono i diritti umani. Sono tante le etnie ospitate nel centro polifunzionale, gli idiomi e le culture che vi transitano. Alcuni migranti sono diventati “icone” nella cittadina. Come Abdullahi Ahmed, somalo ventisettenne, arrivato nel 2008 da Mogadiscio. Nel 2014 è diventato cittadino onorario di Settimo Torinese, il secondo dopo Nelson Mandela, per il suo grande impegno civile e sociale nell’integrazione, nell’accoglienza e nel diffondere nelle scuole l’importanza della conoscenza della

La torre medievale di Settimo

situazione dei migranti nel mondo. A marzo del 2016 ha ottenuto la cittadinanza italiana e ha festeggiato con una parte della comunità settimese nella sala consiliare il traguardo ottenuto grazie anche all’aiuto di tanti settimesi che hanno preso a cuore la sua storia, la sua forza e la sua tenacia.
Nel 2016, proprio dalla memoria della fabbrica di vernici è nato il primo “Festival Writers” della cittadina. Un’occasione di confronto per tanti giovani writer che ha permesso ai più bravi di realizzare le proprie opere in alcune zone, stabilite dall’amministrazione, periferiche e centrali. In via Schapparelli, sul muro che separa il nuovo parcheggio della stazione e la fabbrica Olon, da luglio 2016 si staglia imponente l’opera del writer Kamel Spectrum Medusa, in cui viene raffigurato il volto di Medusa, la figura mitologica greca, che al posto dei serpenti per capelli ha un’esplosione di colori che simboleggiano i colori delle vernici della Paramatti. Un modo per riqualificare gli spazi urbani, ridare bellezza alle aree periferiche a volte dimenticate e rendere omaggio alle origini industriali della cittadina.
Insomma, la candidatura di Settimo è un esempio di come le periferie urbane possano resistere alle grandi città e possano osare nonostante le risorse scarseggino (e forse anche i monumenti d’arte) e diventare laboratorio di idee, sogni e opportunità.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla X edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura.
Datosi che i temini di presentazione degli elaborati sono scaduti a fine novembre 2016, la stesura dell’articolo è antecedente alla designazione della capitale italiana della cultura 2018

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