Fare Re. Te.
Restituzione Tecnologica e innovazione solidale al Sermig di Cumiana
di Alberto Tessa

Quando dici Sermig (Servizio Missionario Giovani) pensi subito al cuore pulsante del gruppo fondato nel 1964 da Ernesto Olivero, ossia all’Arsenale della Pace di Piazza Borgo Dora a Torino; ma se è vero che il cuore è uno solo, le teste del Sermig sono molte e una delle più importanti è quella che si trova in località Bivio di Cumiana, nei pressi dell’immensa struttura che ospita il liceo salesiano “Don Bosco”. Qui, in aperta campagna, esattamente al confine fra due comuni (Cumiana e Frossasco) e due diocesi (Torino e Pinerolo), in mezzo a campi sterminati che paiono correre e perdersi fino alle montagne sovrastate dalla cima del Monviso, si trova un vero e proprio laboratorio in cui numerosi volontari sperimentano soluzioni tecnologiche a basso costo, a volte geniali, destinate a migliorare la vita delle popolazioni di molti Paesi in via di sviluppo.
Il momento migliore per vedere i volontari all’opera è il fine settimana. Ogni sabato e domenica, infatti, il centro cumianese pullula di vita come un alveare in cui ogni ape conosce esattamente il proprio ruolo e agisce di conseguenza, in maniera
precisa e senza sbavature.
“Siamo qui dal 1994, da quando cioè i salesiani ci hanno consentito di usare le strutture che una volta erano adibite a pollai. Prima eravamo a Piscina, presso l’oratorio, dove abbiamo iniziato a operare già nel lontano 1973”, spiega Rinaldo Canalis, ingegnere dell’Indesit in pensione, che è la mente del polo cumianese. “Qui si fa Re. Te., cioè restituzione tecnologica: raccogliamo tutto ciò che secondo i canoni di un occidente abituato a correre, è diventato obsoleto, lo rigeneriamo e lo riutilizziamo in Paesi in via di sviluppo, in Africa soprattutto, ma non soltanto”.
A Cumiana, i pc divenuti troppo lenti trovano una nuova vita grazie a tecnici informatici che, in maniera del tutto gratuita, li rimettono in pista e in grado di funzionare ancora per qualche anno. “Migliaia di bambini africani hanno potuto imparare a usare un computer proprio grazie a dei pc rigenerati” spiega ancora Canalis, che mostra orgoglioso anche un’altra ala del “pollaio- laboratorio”, dove si recuperano piccoli elettrodomestici. “Grazie alla disponibilità della famiglia Bertolino, i cui membri sono titolari della ditta Astelav di Vinovo, da quest’anno possiamo recuperare anche i grandi elettrodomestici. Lavatrici, frigoriferi, congelatori e lavastoviglie potranno essere così reinseriti all’interno del circuito commerciale oppure utilizzati all’interno dell’Arsenale della Pace, limitando gli sprechi”.
Particolarmente preziose sono le macchine da cucire, che possono fornire la dote a una ragazza africana oppure possono essere inviate nel nordovest della Romania, a Baia Mare, dove da molti anni opera padre Albano Allocco, un sacerdote
che si occupa dei bambini che vivono nelle fogne e tenta di dare loro un paio di pasti caldi ogni giorno e un luogo dove
dormire e imparare un mestiere.
“A padre Albano mandiamo mediamente un tir al mese, ognuno dei quali contiene 14 tonnellate di aiuti a lui destinati”, spiega Michela Nolli, una giovane volontaria. Questi aiuti vengono in parte utilizzati subito e in parte venduti sul mercato locale per ricavare del denaro che serve ad acquistare cibo e vestiti e per pagare lo stipendio ad alcuni educatori locali che si occupano di dare un’istruzione di base a quei bambini”.
È però soprattutto l’Africa a richiedere soluzioni tecnologiche a basso costo per risolvere problemi che a noi sembrano banali: come produrre energia elettrica, come potabilizzare l’acqua e, in taluni luoghi particolarmente aridi, come produrre mattoni per l’edilizia senza utilizzare sabbia, ma soltanto argilla. “Il fotovoltaico è un settore di punta delle nostre iniziative”, spiega ancora Michela. “Grazie ad aziende che dismettono i loro impianti, considerati obsoleti e meno efficienti, e ai laboratori di certificazione che ci regalano i pannelli da loro testati, possiamo dare corrente a un bel po’ di missioni”. Grazie alla “lampada di Aladino” (invenzione tutta made in Cumiana), una lampada alimentata da energia solare e in grado di accumulare corrente al suo interno, la luce arriva pure di notte. Anche per quanto riguarda la realizzazione di mattoni in argilla si è a buon punto; grazie alla collaborazione con alcuni docenti della Facoltà di Architettura dell’Università di Torino e alla sinergia con un istituto tecnico di Genova, è infatti stata fabbricata una pressa in grado di produrre a freddo mattoni che si sono dimostrati più resistenti di quelli tradizionalmente prodotti in loco.
Con circa trecento euro di materiali Lazzarino Placentino, un altro volontario, è in grado di costruire un piccolo impianto di potabilizzazione dell’acqua a osmosi inversa – che permette cioè di filtrare quelle particelle (anche piccolissime, dell’ordine di qualche micron), che potrebbero risultare dannose alla salute degli esseri umani e degli animali destinati all’allevamento.
Il grande giardino della struttura cumianese è invece utilizzato per studiare nuovi modi per coltivare frutta e ortaggi fuori terra o imitando suoli aridi. È inoltre partita da poco, con un discreto successo, l’elicicoltura, ossia l’allevamento di lumache, mentre già da tempo si pratica l’apicoltura.
Una particolare menzione va fatta all’acquaponica, un innovativo sistema che permette, contestualmente, l’allevamento di pesci e la coltivazione di piante, limitando il consumo di acqua. “In pratica, l’acqua di una vasca in cui nuotano alcuni pesci viene pompata verso un piano su cui si trovano diverse piante che si nutrono delle deiezioni dei pesci stessi, ricche di nutrienti, e restituiscono l’acqua, filtrata e ossigenata, alla vasca di partenza, in un circolo virtuoso potenzialmente infinito” spiega Michela.
Una filosofia, quella incentrata sul recupero degli scarti, che è evidente anche a Cascina Massetta, a Santena, dove si allevano galline ovaiole (per una produzione che d’estate supera le 750 uova al giorno) le cui deiezioni servono a condurre degli studi sul biogas che qui da noi potrebbe essere usato per il riscaldamento, mentre in Africa, paradossalmente, potrebbe essere alla base di efficaci sistemi di raffreddamento.
Il Sermig di Cumiana è quindi un concentrato di tecnologie che, ovviamente, non poteva trascurare le telecomunicazioni, soprattutto per tenere d’occhio l’andamento di alcune coltivazioni in Africa, situate in posti difficilmente raggiungibili. “Ogni mercoledì, inoltre, recitiamo il cosiddetto ‘Rosario Skype’”, spiega Rinaldo Canalis. “Cioè, ci riuniamo di fronte a una webcam con un bel po’ di comunità legate al Sermig sparpagliate in tutto il mondo e preghiamo per una mezz’oretta”, perché l’insegnamento del Vangelo non è secondario al Sermig, anzi, si può dire che sia la vera “tecnologia”, il vero motore che muove ogni gesto e ogni idea di ciascun volontario.
In conclusione, è d’obbligo fornire qualche contatto utile.
Chi volesse donare il proprio elettrodomestico può rivolgersi ad Alberto Rizzo, telefonando al numero 366 5308370 o mandando una mail a: albertorizzo1@live.it
Per qualsiasi altro tipo di donazione al Sermig di Cumiana, oppure per ricevere informazioni su come diventare volontario, si può inviare una mail a Rinaldo Canalis: rinaldo@sermig.org

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