Luigi Bavagnoli e l’Archeologia del Sottosuolo

Intervista di Nico Ivaldi

Con quella faccia un po’ così avrebbe potuto fare la controfigura di Keanu Reeves; invece pur dedicandosi a tutt’altro, qualcosa di cinematografico nel suo mestiere è rimasto.
Luigi Bavagnoli, vercellese, quarantadue anni, è responsabile oltre che fondatore del Teses, un’associazione che si occupa dello studio delle cavità artificiali, quella disciplina che prende il nome di Archeologia del Sottosuolo. Attraverso conferenze, pubblicazioni, trasmissioni televisive e documentari, gli esploratori del Teses raccontano i loro sopralluoghi condotti tra cripte, acquedotti, cave e miniere, rifugi e bunker, pozzi e cisterne.
Ma la scoperta più grande, è sempre quella che deve ancora avvenire!” recita il vostro slogan. È vero, Luigi?
Per me ogni scoperta è incredibile, ogni vicenda è una storia a sé. Ricordo una sera, fino a notte inoltrata, a studiare una serie di cartine, distese sul pavimento, con un mio amico. I fogli arrivavano in corridoio e stavamo dividendo un bosco in zone da battere nei mesi successivi. L’indomani all’alba ci rechiamo nella prima area indicata ed iniziamo la ricerca di questo leggendario sotterraneo.
Lascio correre la fantasia, immagino una galleria celata dalla vegetazione e, con un colpo di machete, questa compare esattamente davanti a me. Sono rimasto allibito per alcuni secondi, dopodiché è iniziata l’esplorazione vera e propria”.
E poi c’è il caso del bambino di Camerano, paesino misterioso in provincia di Ancona, del quale hanno parlato giornali e televisioni.
Sì, è stata un’esperienza drammatica riportare alla luce la piccola bara di zinco nascosta nella cripta sotto la pavimentazione della chiesa settecentesca di San Francesco, dietro l’altare. Una bara che conteneva le spoglie di un bambino di circa diciotto mesi, sepolto lì una sessantina di anni fa. Un cadavere scomodo, sulla cui vicenda si dovrebbero compiere indagini più approfondite”.
Un passato da informatico programmatore e project manager per i progetti di e-commerce, business intelligence e crittografia di dati sensibili in rete: poi che cosa è successo? Perché hai cambiato strada?
Ho avuto l’illuminazione, che mi ha fatto percepire questo mondo tecnologico, virtuale e frenetico come vacuo ed effimero. Cercando radici solide, ho trovato conforto nell’Antico, possente, granitico e ancora in buona parte ignoto. Ho iniziato a colmare le mie carenze umanistiche studiando storia in modo approfondito, archeologia in tutte le sue sfaccettature, architettura, geologia, antropologia e tutto ciò che mi può aiutare nelle esplorazioni”.
Ma siamo sicuri che non ci fosse una predisposizione naturale?
Certo, fin da bambino ero attratto dai luoghi dimenticati ed abbandonati, dove ero sicuro che avrei trovato o scoperto qualcosa. Ma al contempo ne ero spaventato. Così tutto è rimasto un po’ congelato, almeno fino al compimento della maggiore età. Fu proprio durante l’estate del mio diciottesimo compleanno che, in compagnia di amici, partecipai alla visita guidata di un castello del Canavese. La guida accennò in modo molto vago all’esistenza di passaggi segreti e questo fu il tassello che mi mancava per decidere di iniziare seriamente a cercarli per poterli documentare. Ero stufo di ascoltare storie di “se”, “ma”, “si dice”, etc… Era tempo di risposte. E quelle risposte dovevo darle io perché ero stufo di aspettare che si palesasse qualcuno con la medesima intenzione”.

Luigi Bavagnoli – Foto di Stefania Piccoli

Quali sono oggi i tuoi ambiti esplorativi?
Principalmente mi occupo di tutti gli ambienti sotterranei realizzati dall’uomo, quali passaggi segreti nascosti nei castelli, gallerie e cunicoli di conventi e monasteri, cripte, cave, miniere, acquedotti, pozzi, fognature. Ma anche opere relativamente recenti, come i rifugi dell’ultima guerra. L’attività in grotte naturali, in cui non vi è alcuna attività di tipo archeologico da condurre, invece è utile come allenamento, così come l’arrampicata e le attività montane su corda, sport che pratico unitamente a corsa e bici ed a un po’ di pesi”.
Cosa provi quando ti cali in un sotterraneo? Paura, emozione, brividi di incoscienza?
Forse da ragazzo ero più sensibile al fattore emotivo, che invece ora controllo molto meglio. Le sensazioni sono sempre quelle, ma più modeste, più gestibili. È importante rimanere molto lucidi ed evitare il panico, soprattutto quando le circostanze sono critiche: parlo di strettoie, di pozzi profondi, di assenza di ossigeno, di pericolo di crollo. Certi brividi si provano ancora, ma deve trattarsi di qualche cosa di davvero sorprendente! Indubbiamente la speranza e l’attesa di una conferma sono le emozioni più forti, superare un ostacolo e sperare di poter appagare il proprio sguardo con l’elemento tanto atteso. A volte capita, a volte no. In questi ultimi casi occorre trasformare la delusione in nuova energia per riprendere immediatamente la ricerca”.

Foto di Roberta Baria

In quanti siete al Teses?
Pochi, ma tutti fidati!”
Per conto di chi lavorate?
I nostri committenti sono le amministrazioni comunali, i proprietari di castelli e di abitazioni storiche, le soprintendenze, le associazioni legate alla storia ed alla cultura, ma anche esponenti del mondo ecclesiastico e, qualche volta, le forze dell’ordine per avere consulenze specifiche o semplicemente un appoggio operativo in certi luoghi fatiscenti o pericolanti. Spesso e volentieri collaboriamo anche con altri gruppi di ricerca e gruppi speleologici su determinate ricerche, cercando di portare la nostra esperienza e condividere qualche nuova avventura con nuovi amici. Senza nulla togliere ad altre associazioni, credo scelgano noi perché in vent’anni di attività siamo diventati un riferimento nel campo delle esplorazioni e delle indagini sulle cavità artificiali e sull’archeologia del sottosuolo”.
Vi muovete soltanto in Italia?
Anche all’estero, ma soltanto quando le condizioni lo consentono. Logicamente siamo molto più attivi nel Nord Italia, per ragioni economiche e logistiche. Il vincolo più grande è la mancanza di uno sponsor importante e serio. Ma prima o poi mi metterò a cercarlo seriamente. La maggior parte delle indagini fuori porta sono avvenute proprio grazie alla partecipazione di sponsor o di trasmissioni televisive, altrimenti per me sarebbe impossibile far fronte anche a quel tipo di costo”.
Suppongo che tu nutra la tua fantasia con letture particolari: quali sono?
Negli ultimi anni, purtroppo, dedico ogni istante del mio tempo libero nella lettura di saggistica, per approfondire temi legati alla mia attività, per colmare inevitabili lacune. Ho dovuto accantonare la narrativa gotica e horror, che leggevo principalmente insieme a thriller e a polizieschi. Tra i miei autori preferiti metterei sicuramente Poe, Lovecraft, Hodgson ed i contemporanei Cody McFadyen e l’amico David Morrell. Ma leggo sempre volentieri Jane Austen, Walpole, Edward Young. Tieni presente che, da bambino, sono cresciuto con Salgari e Verne, guardando film come I Goonies e la saga di Indiana Jones. Il mio destino era segnato!”

TESES

Come vorresti si evolvesse la tua attività di esploratore-archeologo?
Sarebbe molto bello se potesse diventare un’attività a tempo pieno, perché ogni settimana ricevo nuove proposte di indagine e di ricerca, molte delle quali indubbiamente interessanti. Ma sono costrette a rimanere indietro, forse non avrò mai modo di occuparmene. Negli anni mi è capitato sovente di “ereditare” indagini di altri appassionati che mi hanno preceduto e che poi, avanti con gli anni, hanno rivisto in me la loro passione e la loro determinazione. Potendo dedicarmi alle indagini sul campo solo nel fine settimana, temo di deluderli. Altro discorso sarebbe poter vivere questa dimensione continuamente. Ma torniamo al medesimo problema di prima, i fondi. In Italia la cultura, la storia e l’archeologia non si trovano di certo al primo posto”.
È vero che fin da bambino scrivevi racconti horror?
Sì, ho iniziato prendendo appunti di notte, riportando sogni e incubi per tenerne traccia. Il passo è stato breve, il materiale c’era già, dovevo solo scriverlo in modo più elegante e gradevole. Avevo una macchina per scrivere gialla. Ho iniziato a demolirmi le dita sui suoi tasti dai cinque anni in avanti. Per un certo periodo scrivevo riassunti dei libri che leggevo. Mi aiutava a memorizzarli meglio. In cantina ho ancora centinaia e centinaia di pagine dattiloscritte tra i sei e i dieci anni”.
Il tuo Vercellese è un luogo ricco di misteri? Se sì, quali?
Non potevo vivere in un luogo migliore. La misteriosa abbazia di Lucedio, con le sue leggende, con lo spartito del Diavolo, che ho avuto la fortuna di scoprire nel 1999, con la sua colonna che piange, si trova a pochi chilometri da casa mia. Così come il tempietto di Saletta, tabernacolo neoclassico intitolato a San Sebastiano e teatro di infinte leggende. E poi ci troviamo veramente ad un tiro di schioppo dal Monferrato, con la misteriosa Grotta dei Saraceni e numerosi castelli con tesori, fantasmi, cunicoli e misteri ancora da svelare!”
Dove ti piacerebbe vivere?
Naturalmente in un castello in parte diroccato, avvolto da un bosco nebbioso. Spesso immagino di osservare la neve attraverso ampi finestroni a sesto acuto, in pietra grezza. Alle mie spalle un grande camino acceso e, al centro della stanza, un ampio tavolo coperto da mappe, cartine e libri antichi. Libri che rivestirebbero ogni parete libera. Ma in realtà casa mia non si discosta molto da questa immagine, per mia fortuna”.

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