Rodolfo Marasciuolo
Il ritorno delle farfalle

di Gloria Panissidi

Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano da te”. Mario Quintana

È probabile che Rodolfo Marasciuolo abbia letto queste parole prima di intraprendere l’attività di giardinaggio che, negli ultimi anni, sembra aver conquistato torinesi e non. In effetti, oltre ad essere degli animali dalla straordinaria bellezza, le farfalle fungono anche da preziosi indicatori ambientali. A volte vivono solo un giorno o un mese, ma l’impegno a noi richiesto affinché ripopolino i nostri giardini, richiede decisamente più tempo.

Immagine da “Piemonte Mese” novembre 2015

Quando si parla di Torino, l’idea di una città industriale, cupa e piena di smog, è dura a morire. Forse è proprio per questo motivo che le straordinarie opere di Rodolfo Marasciuolo, detto Rudy, destano l’attenzione e la curiosità di tutti i passanti. Il potere evocativo delle sue sculture è tale da proiettare chiunque in un’altra dimensione, al punto di ritrovarsi con un piede in una vecchia favola, ricca di personaggi fantastici, e l’altro in una nuova, dove materiali di scarto e di rifiuto vengono riutilizzati per dare vita a lavori sorprendenti. Tra le mani dell’artista, panchine deturpate, bici arrugginite, pezzi di legno, vengono rimodellati e diventano ornamenti piacevoli da guardare, ma anche elementi colmi di grande significato e fonte di riflessione, come i lampioni “accoccolati” su una panchina, all’interno del paesaggio quasi surreale del giardino roccioso del Parco del Valentino, che trasmettono l’immagine di un amore fermo nel tempo, intoccabile.
L’idea di sfruttare la natura, per goderne di benefici e bellezze, rispettando l’ambiente circostante e vivendo in armonia con esso, sembra essere l’intento principale di Marasciuolo, il quale stuzzica l’immaginazione e la creatività dei passanti che, spesso, trovano nei luoghi dai lui “modificati” un modo per sfuggire alla frenesia cittadina: scrivono poesie e le nascondono sotto le sue panchine; si scoprono a sorridere ad un gatto che tenta di uscire da un tombino; osservano il rospo dentro ad un pozzo e si chiedono divertiti se qualche ragazzina avrà provato a baciarlo, sperando di tramutarlo in principe; ammirano gli innamorati in bicicletta al Giardino Lamarmora, come a voler rivivere un po’ sentimenti lontani o così vicini da immedesimarsi nei protagonisti.

Immagine da “Piemonte Mese” novembre 2015

I successi ottenuti grazie alla semplicità di questi lavori sono uno stimolo in più alla cultura del riciclo, alla quale è possibile avvicinarsi tramite piccole operazioni quotidiane, utili per migliorare lo stile di vita della collettività.
Il riciclo creativo ha visto una trasformazione da attività piacevole molto apprezzata ad una vera e propria arte, della quale Marasciuolo è grande promotore: l’idea di riutilizzare oggetti che ormai non ci servono più per crearne di nuovi non è soltanto una grande opportunità per stimolare l’inventiva, ma anche un’occasione per concentrarsi sul delicato equilibrio tra uomo e natura, spingendo tutti ad operare secondo un forte senso di responsabilità nei confronti del pianeta e di tutti gli esseri viventi.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, diverse sono le associazioni, i consorzi, i privati che mettono in atto iniziative di sensibilizzazione sull’uso intelligente dei rifiuti, con lo scopo di ampliare il nostro patrimonio artistico e culturale. E il Servizio Gestione Verde ha messo a disposizione i suoi validi e ingegnosi giardinieri, supportati da falegnami e fabbri, per creare opere estetiche attraverso l’uso di vecchi oggetti, ai quali vengono date forma e vita nuove.
Un’azione importante è stata svolta da Arts and Crafts (Arti e Mestieri), un movimento attivo dal 1850 al 1914, volta alla ricerca di un metodo di produzione che combinasse l’ingente produttività con il più basso impatto ambientale possibile, dando vita ad uno stile sostenibile, a capo dell’ecodesign. A Torino, il reale interesse nei confronti della natura ha radici storiche: già nel 1870 fu istituita la prima Giardineria comunale.

Immagine da “Piemonte Mese” novembre 2015

Passeggiando sotto i portici o lungo le strade torinesi non si può fare a meno di pensare alle promenades publiques, i viali alberati tanto amati da Napoleone Bonaparte, che li fece istituire dando vita al più importante luogo del passeggio pubblico, nonché più grande patrimonio vegetativo della città.
Proprio nell’Ottocento anche a Torino si diffuse il concetto di giardino pubblico che trovò la sua massima concretizzazione nell’idea di creare un grande parco urbano, il Parco del Valentino, lungo le sponde del Po. Ed è proprio all’interno di questo parco che si trovano molte delle opere di Marasciuolo: una panchina in legno, sulla quale giacciono un ombrello e un libro lasciati da uno sbadato passante, è attraversata da un albero, a testimonianza della forza della natura e della sua grande capacità di adattamento e sopravvivenza; la magia della fatina bianca con il libro di legno, da cui fuoriescono delle farfalle bianche (nate dal riutilizzo di flaconi di plastica) che svolazzano sui fiori colorati; Pinocchio appoggiato ad un toret, che legge una storia, forse la sua, sotto l’occhio vigile del grillo, in metallo lavorato nei minimi dettagli; un pescatore appisolato sulla panchina, che trova pace nel rumore del ruscello al Giardino Roccioso.
I soggetti scelti da Rodolfo sono diversi. Tra i principali figurano innamorati, come quelli in bicicletta del Giardino Lamarmora; personaggi solitari e misteriosi, come l’uomo con la bombetta e la rosa che pazientemente attende l’amata; ornamenti floreali, velocipedi, fate, angeli; libri e strumenti musicali realizzati in legno e riempiti di fiori, animali di vario genere, che spuntano da luoghi meno comuni.
L’auspicio è che le persone, ispirate dalle opere di Marasciuolo, comincino a guardarsi intorno e a rendersi conto della bellezza che le circonda: alberi, fiori, giardini che vengono attraversati ogni giorno ma che raramente sono osservati davvero. Forse è questo che spinge l’artista-giardiniere a spostare le sue sculture, quando possibile, per evitare che ci si abitui: a dare la natura per scontata si finisce per non prendersene più cura ed è un rischio che nessuno dovrebbe correre.
Questo articolo ha ricevuto una menzione alla X edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Economia, Turismo, Ambiente

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