LE BARUFFE CHIOZZOTTE
di Carlo Goldoni
traduzione e adattamento di Natalino Balasso, regia Jurij Ferrini
21 novembre – 17 dicembre 2017 Prima nazionale
Torino, Teatro Gobetti

Grande affresco corale, ambientato in una Chioggia settecentesca popolata da pescatori, Le baruffe chiozzotte di Goldoni fanno parte dell’ultima stagione veneziana (1761-62), con una produzione che racconta la crisi storica della borghesia e la sua incapacità di cogliere i pericoli insiti nella contraddizione di una vita sperperata in un sistema fatuo e sfarzoso. Le Baruffe sono invece la celebrazione di una semplicità di cuore e di istinto, nelle quali ritrovare le più pure ragioni dell’esistere. Di lì a poco, in risposta alle ostilità del pubblico aristocratico e degli intellettuali accademici, Goldoni abbandonerà la sua terra per trasferirsi a Parigi, da dove non farà più ritorno.
Dopo la celebre edizione in lingua originale che Giorgio Strehler realizzò per il Piccolo Teatro di Milano, la commedia è stata poco frequentata dalla metà degli anni ’60 fino ad oggi ed è con Jurij Ferrini che viene allestita in una nuova produzione del Teatro Stabile di Torino.
Scrive il regista: “Questa è una commedia di poveri. I ricchi sono assenti. I potenti lo stesso. Non esistono neppure i padri: sono tutti fratelli e sorelle. Una generazione unica, semmai allargata nelle differenze d’età. Il Coadiutore di giustizia è l’unica presenza del potere aristocratico-democratico. Gli “altri” poteri non esistono. C’è il più alto fraseggio goldoniano in quest’opera, il suo straordinario repertorio ritmico e comico; e funziona agevolmente sia in chioggiotto che in italiano. Poi noi abbiamo una bella fortuna: possiamo contare su una traduzione italiana composta ad hoc per questa edizione dello Stabile di Torino da Natalino Balasso, un uomo di teatro che non necessita di presentazioni e che ha l’arguta capacità di giocare con l’ironia delle parole, della loro composizione in fraseggi ritmici e spassosi; ed essendo un grande talento comico ci ha fornito un bellissimo materiale da cui partire. Infine Goldoni reinventò, rinnovò… “riformò” il teatro passando dal teatro all’improvviso dei comici dell’arte a canovacci sempre più precisi; veri e propri testi teatrali. Per questo di fronte ad una sua opera si percepisce prepotentemente il suo profondo amore per questa sublime arte scenica. È un amore contagioso. Qualunque sia lo stile registico, la propria personale sensibilità teatrale, tramite cui si mette in scena un suo testo, i dialoghi serrati, i tempi e controtempi comici, restano al centro. Per questo penso di spogliare l’apparato scenico, spingermi oltre ciò che ho realizzato finora, svelando ciò che avviene durante le prove di uno spettacolo; permettendo al pubblico cioè di concentrarsi esclusivamente sul dialogo dei personaggi e sulle loro vicende, senza creare un affresco d’epoca visivo”.
Recite: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.45; domenica ore 15.30, lunedì riposo.
Info: www.teatrostabiletorino.it

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