LA DONNA DI NOME FRANCA
di Pina Caramagno
Sabato 3 marzo ore 21
Torino, Circolo Bloom

Lo spettacolo racconta la storia di Franca Viola, che il 9 gennaio di quest’anno ha compiuto 70 anni, la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore dopo essere stata stuprata, e diventata per questo un simbolo. Nel ’67 infatti  rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. “Mai avere paura di lottare”.
Da decenni Viola è considerata un esempio di emancipazione da molte donne italiane per essersi opposta a una pratica lesiva della libertà femminile, estremamente diffusa per secoli; per la stessa ragione l’8 marzo 2014 fu insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano.
Per capire l’importanza della scelta di Viola bisogna ricordare che fino al 1981 nel codice penale italiano c’era un articolo, il 544, che, con riferimento al reato di stupro – allora e fino al 1996 considerato un “delitto contro la moralità pubblica e il buon costume” e non contro la persona – diceva che  una persona colpevole di stupro poteva evitare di andare in prigione se sposava la persona che aveva stuprato.
Questo era quello che sperava di fare Filippo Melodia, che il 26 dicembre 1965 rapì Franca Viola, allora diciassettenne, per poi tenerla segregata per otto giorni e violentarla più volte.
Viola è nata ad Alcamo, in Sicilia, in una famiglia di agricoltori. Prima del rapimento e dello stupro era stata fidanzata con Melodia, ma il fidanzamento era stato sciolto con l’intervento del padre della ragazza, Bernardo Viola, quando Melodia, nipote di un mafioso, era stato arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa. Per questo, ancora prima del rapimento, la famiglia aveva subito una serie di minacce oltre all’incendio della propria vigna.
Divenne simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane.
Una donna in continua lotta tra un vero ed ingenuo amore ed un matrimonio riparatore da parte della mafia siciliana.
Lo spettacolo un mix tra prosa, musica e crudi movimenti corporei, evidenziano ancor di più quelli che furono i primi fiori d’acciaio ad urlare “No”, per difesa della propria dignità, della propria persona.
Un’unica voce condurrà il prossimo a gridare una sola parola: Libertà.
Una sola luce, un solo riflesso, un grido per educare a una sessualità dolce e matura, per superare tabù e contribuire a sconfiggere definitivamente il maschilismo ancora imperante, nel ricordo di tante altre vittime di questa cultura di dominio e di sopraffazione e far conoscere ciò che ha caratterizzato nel 1965 la terra tradita, amata e da tanti ricordata.
Circolo Bloom Via Challant 13, Torino
Biblietti: intero 12 euro, ridotto studenti e over 65 10 euro. L’ingresso implica il pagamento di 0,50 € per la tessera associativa. La biglietteria del teatro è aperta dalle ore 19.30.
Info e prenotazioni: Tel. 333 1571769 (ore 10-12, 17-19), www.circolobloom.org

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