Sussurri e grida in Via Cappel Verde
Enrichetta Naum, donna esorcista nella Torino ottocentesca

di Giuseppe Cornelli

A cavallo tra Ottocento e Novecento Torino è una città nella quale i grandi cambiamenti dovuti alla prima rivoluzione industriale devono ancora pienamente affermarsi, e i sistemi di credenze e tradizioni hanno ancora un forte valore simbolico che si manifesta in molti modi diversi.
La nostra storia si svolge nell’attuale via Cappel Verde, una piccola e stretta via in pieno centro storico cittadino, che deve la sua denominazione a un’antica locanda recante nell’insegna un curioso e atipico – per l’epoca – copricapo di colore verde.
L’omonima via, ad ogni modo, oltre ad ospitare la locanda di cui si è accennato, è divenuta famosa all’epoca per un curioso fatto a metà tra esoterismo e realtà. Residente al numero 6 della stessa via, infatti, vi era una donna di nome Enrichetta Naum, nata nel 1846.
Se poco si conosce della sua infanzia e sulla sua adolescenza, o comunque niente di certo e comprovato, la donna divenne presto ben conosciuta e famosa, non solo agli abitanti del quartiere.
Enrichetta Naum, infatti, è passata alla storia come l’unica donna riconosciuta ufficialmente dalle autorità politiche e religiose come esorcista: non solo è l’unica donna, ad oggi, alla quale venne attribuita tale capacità nella Torino ottocentesca ma, per quanto se ne sappia, è l’unica donna considerata come tale nell’intera nazione.
Notizie certe su di lei, come si diceva, s’iniziano ad avere intorno agli ultimi decenni dell’Ottocento. A quel tempo, infatti, la donna cominciò a essere riconosciuta come portatrice della capacità di scacciare demoni e spiriti maligni e, secondo alcuni, anche in grado di curare malattie misteriose.
Molte sono le dicerie, pochi i fatti concreti e dimostrabili. Tuttavia è certo che al secondo piano di via Cappel Verde numero 6 succedessero strane cose, e sarebbero considerate tali persino ai nostri giorni.
Strani odori, litanie, preghiere e urla disumane si sentivano provenire dalla casa ma, stando alle poche testimonianze giunte sino a noi, questi strani riti sortivano un effetto benefico sui “pazienti”. Per questa ragione, ben presto i servigi della signora Naum iniziarono a essere molto richiesti, tanto che nel 1895 l’allora autorità clericale la nominò ufficialmente come “Esorcista”. A quel tempo, infatti, come si evince dai registri, solo un altro individuo, appartenente al clero, era considerato tale in tutta la città.
È singolare il fatto che a una donna fosse concesso il permesso di compiere atti e procedure normalmente riservate a uomini di chiesa specializzati; ma il successo e la fama di Enrichetta ben si sposavano con le cause religiose: la donna, infatti, era solita, dopo aver eseguito le sue procedure di “purificazione dal demonio”, accompagnare i clienti in una vicina chiesa (la chiesa dello Spirito Santo, ndr) al fine di convertire i soggetti ai dogmi del cristianesimo.
Varie ipotesi furono fatte, e ancora oggi si tenta di trovare una plausibile spiegazione, sulle sedicenti capacità della Naum.
Alcuni sostengono che la donna fosse in realtà imparentata per via materna con qualche “masca”, ovvero donne abitanti le vallate limitrofi alle quali si attribuivano, e tuttora si attribuiscono, presunte capacità esoteriche e spirituali: tale elemento, comunque, non contribuisce alla risoluzione dell’enigma.
Altri sostengono, in maniera forse più realistica, che Enrichetta fosse in apparenza un’esperta di riti magici ed esorcismi perché nei pressi della sua abitazione era presente altresì la biblioteca della chiesa della quale prima si accennava. Qui era possibile trovare e consultare numerosi testi e volumi che trattavano l’argomento del demonio, delle pratiche esoteriche e degli esorcismi.
La donna, quindi, potrebbe aver imparato in questo modo come svolgere pratiche considerate esoteriche, essersi documentata su testi riconosciuti dal mondo clericale e presumibilmente, pur non essendo molto colta, potrebbe aver fatto di necessità virtù: non riuscendo a trovare un lavoro ordinario, Enrichetta potrebbe essere stata una delle prime donne a spacciarsi come guaritrice e in grado di svolgere pratiche di questo tipo.
Sulle molte persone che la donna avrebbe curato si diffusero molte voci ma poco o niente si conosce con certezza riguardo i suoi “pazienti”. Le cronache giunte sino ai giorni nostri, infatti, documentano in modo ufficiale un solo caso: quello del quattordicenne Giuseppe Brossa.
Il ragazzo, secondo la madre, sarebbe stato impossessato dal demonio, il quale lo costringeva ad avere deplorevoli atteggiamenti. Su consiglio del parroco, la madre del Brossa si recò da Enrichetta che, dopo strane omelie e litanie, preparò delle presunte pozioni magiche che raggiunsero lo scopo. È certamente difficile distinguere tra verità e fantasia sulle vicende legate alla Naum ma, ciò che è certo, è che la donna aveva una riconosciuta reputazione per i suoi servigi.
Solo un brevissimo necrologio su “La Gazzetta del Popolo” diede notizia della morte di Enrichetta nel 1911, alla notevole età (per l’epoca) di sessantotto anni.
Tali argomenti, che oggi sembrano in qualche modo arcaici e superstiziosi, furono presi molto sul serio dall’allora governo cittadino e dagli intellettuali del periodo: Torino, infatti, fu una delle poche città della neonata Italia ad accogliere in modo ufficiale la disciplina della “scienza degli spiriti”. In contemporanea con le vicende legate a Enrichetta, infatti, nacque la prima Società Spiritica Italiana (1856) e pochi anni dopo fu fondata la Società Torinese di Studi Spiritici (1863). A quest’ultima va attribuito il merito di trattare la materia con approccio scientifico, sulla scia illuminista pienamente affermatasi: gli “Annali dello Spiritismo in Italia”, curati dall’omonima società, divengono in breve tempo un vero e proprio punto di riferimento metodologico per lo studio della materia a livello nazionale.
Ad ogni modo, se da un lato le vicende legate a Enrichetta sembrano solo frutto della tradizione e del folclore popolare, dall’altro la Naum va senza dubbio annoverata tra le personalità che hanno plasmato l’anima e le tradizioni della città, pur senza averne influenzato le sorti in modo significativo.
Ciò che è sicuro, comunque, è che oggi la famosa via Cappel Verde è considerata da molti come una delle tappe obbligate del turismo magico ed esoterico di Torino.
Sembra infatti che Enrichetta non abbia mai realmente abbandonato la sua casa…

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla XI edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Cultura

Sull'Autore

I commenti sono chiusi.