Carlo Magno va alla guerra. Gli affreschi del castello di Cruet in mostra a Palazzo Madama PROROGATA FINO AL 17 SETTEMBRE – di Irene Sibona

Carlo Magno va alla guerra
Gli affreschi del castello di Cruet in mostra a Palazzo Madama
di Irene Sibona

PROROGATA FINO AL 17 SETTEMBRE

La giovane vedova – bellissima, occhi verdi e incarnato perfetto – del duca di Borgogna viene promessa in sposa a Girart, rampollo di una nobile ma impoverita famiglia diventato fedele scudierto di Carlo Magno che vuole premiarlo assegnandogli il ducato e la duchessa. La quale però commette una grave imprudenza: si innamora di Girart ed è lei a fare la proposta di matrimonio. Una cosa non solo inaudita ma del tutto inammissibile nell’epoca dell’amor cortese che voleva la donna remissiva e inerme. Infatti Girart non l’ammette e rifiuta sdegnosamente di sposarla. Lei allora accetta di sposare l’imperatore in persona, che nel frattempo si era innamorato follemente di lei. Ma la sera delle nozze, quando Girart entra nella camera degli sposi per rendere omaggio a Carlo, la novella sposa approfitta dell’oscurità per intrufolarsi e fare in modo che il piede che il cavaliere bacia non sia quello del Sacro Romano Imperatore ma il proprio…
È solo l’inizio delle intricate vicende d’armi e d’amore, di orgoglio ferito e di ripicche – con finale rappacificazione in nome della causa comune contro gli infedeli – raccontate nella chanson de geste del XII secolo dedicata appunto a Girart de Vienne, e un centinaio d’anni dopo riprodotte in un grande e magnifico ciclo di affreschi ritrovato nel 1985 durante dei lavori al castello di Cruet in Val d’Isère. Gli affreschi, staccati e restaurati, dal 1988 sono esposti al Musée Savoisien di Chambéry e ora sono il pezzo forte della mostra Carlo Magno va alla guerra. Cavalieri e amor cortese nei castelli tra Italia e Francia, curata da Simonetta Castronovo, che sarà aperta fino al 16 luglio nella Corte medievale di Palazzo Madama. Una sede perfetta, ma anche la scelta naturale datosi che la mostra è il risultato degli accordi di collaborazione in essere dal 2001 fra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambéry, entrambi componenti della Rete Sculpture dans les Alpes, che unisce i musei con sede nei confini dell’antico ducato di Savoia.
I risultati di questa cooperazione sono particolarmente interessanti non solo perché danno la possibilità di visitare mostre itineranti, ma perché queste mostre non sono mai un puro trasferimento di pezzi da una sede all’altra ma prevedono il coinvolgimento attivo di ciascuna. Infatti, se la mostra è costruita attorno a un particolare tema o corpus di opere e manufatti, ogni sede la arricchisce con una particolare contestualizzazione e con pezzi delle proprie collezioni, proprio come era successo nel 2016 con “Lo scrigno del cardinale” la preziosissima mostra dedicata a Guala Bicchieri frutto della collaborazione con il Musée de Cluny di Parigi.
Gli affreschi di Cruet al centro della mostra sono dunque l’occasione per mettere in evidenza, o anche esporre per la prima volta, pezzi appartenenti alla collezione di Palazzo Madama e di altri musei: dai gioielli agli avori, dai codici miniati al vasellame e suppellettili di uso quotidiano, i pezzi e i pannelli esplicativi ricostruiscono la vita nei castelli della Savoia nel XIII e XIV secolo.
La mostra si articola in dieci sezioni:
Le pitture murali di Cruet. Il ciclo, di cui sono documentate anche le operazioni di distacco, si snodava lungo le quattro pareti della gran sala del castello dei Verdon-Dessous, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323), per una lunghezza complessiva di una quarantina di metri. Realizzato fra il 1300 e il 1315, è una delle più alte espressioni dell’arte gotica nella Savoia del periodo e riprende forse un codice miniato precedente. Vengono illustrate le vicende narrate nela chanson, dalla presentazione dei personaggi – figli di un nobile ridotto in miseria dalle incursioni saracene – che partono per cercare miglior fortuna, per proseguire con scene di caccia, di vita di corte, combattimento e preghiera, fino al duello finale e alla risoluzione pacifica della tenzone per intervento divino.
I committenti. La committenza per la costruzione e abbellimento dei castelli, la realizzazione e copia dei codici miniati, la
creazione di opere di oreficeria, pittura, scultura e arti decorative va ascritta principalmente ai Savoia, alle casate a loro legate da matrimoni dinastici o loro vassalli, che espandono i territori direttamente parte del ducato o sotto l’influenza a un’area che include parte dell’attuale Svizzera e del Piemonte. Di molti questi personaggi sono esposte miniature e sigilli.
La guerra, i tornei e la caccia. Il torneo è un caposaldo del Medioevo, passatempo per nobili ma anche gioco di guerra, procacciamento di cibo, addestramento e spettacolo. A volte assomigliava a un moderno gioco di ruolo, ad esempio quando i partecipanti impersonavano i cavalieri della Tavola Rotonda, un’usanza della corte britannica certamente nota ad Amedeo V che in quella corte aveva vissuto per diversi anni. Su questo tema la mostra espone foderi, frammenti di armi e un raro olifante, cioè un corno da caccia in avorio.
Interni gotici. Mobili e suppellettili tipici di castelli e caseforti all’epoca e nei luoghi di Amedeo V. Strutture di legno e
pietra, essenziali nel mobilio, con pergamena e ante di legno a chiudere le finestre, tappeti e arazzi a mitigare il freddo e gli spifferi, camini e stufe a riscaldare gli ambienti principali.
Poemi e romanzi cavallereschi. Girart de Vienne è solo uno delle molte chanson de geste di ciclo arturiano o carolingio e romanzi cavallereschi in prosa o in versi. In mostra, codici e pagine miniate di cui Amedeo possedeva una discreta collezione, per acquisizione diretta nel corso dei viaggi diplomatici o portati in dote da Maria di Brabante, che proveniva da una famiglia di cultori delle lettere.
Spese di corte. Lo stato batte moneta nella zecca di Susa e in diverse officine dedicate in altre località. In mostra una pergamena contabile ed esemplari delle due monete principali, il denaro viennese (cioè battuto a Vienne) e il denaro grosso, d’argento.
Oggetti preziosi e giochi. Diversi cofanetti di legno, cuoio e avorio contengono giochi da tavolo, specchi, pettini, oggetti per la toeletta.
La tavola del principe. Sono documentate le stoviglie – bicchieri, candelieri, acquamanili – usate nei castelli: di ceramica
e peltro per gli usi quotidiani; d’oro, madreperla, vetro, argento quelle gelosamente conservate nei cofani e tirate fuori per le grandi occasioni e le festività religiose. Interessante ricordare che molti dei pezzi in ceramica e vetro esposti sono stati ritrovati nel 1884, durante i restauri coordinati da Alfredo d’Andrade, in un vano che per secoli era stato usato come discarica.
La devozione privata. La sezione presenta piccole sculture, di materiali ordinari o preziosi, realizzate sia per altari secondari di chiese e cappelle, sia direttamente per le cappelle private dell’aristocrazia.
I santi cavalieri. In quel periodo si diffonde e afferma il culto dei soldati e condottieri romani convertiti al cristianesimo: i componenti della Legione Tebea e soprattutto di Maurizio, che fin dal Duecento i Savoia considerano protettore della dinastia; ma pure San Giorgio (uccisore del drago) o San Martino di Tours.
Ricco e interessante anche il programma delle cosiddette iniziative collaterali: dagli approfondimenti linguistici in collaborazione con l’Alliance Française Torino ai laboratori artistici e botanici sul tema della rosa i cui partecipanti potranno mettersi alla prova nel riprodurre le varietà di rose antiche del giardino medievale o imparare a coltivarle; dalle visite guidate teatrali ai laboratori creativi per bambini e famiglie.
Palazzo MadamaPiazza Castello, Torino
Orario: Chiuso il martedì, tutti gli altri giorni ore 10-18, la biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: Intero 10 euro, ridotto 8 euro
Info: tel. 011 4433501, www.palazzomadama.it

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