Il modello Valle Maira. Turismo, valorizzazione, identità – di Danela Rebuffo

Le chiavi del successo sono il rispetto dell’ambiente e la valorizzazione dell’identità culturale

di Daniela Rebuffo
Fotografie di Roberto Beltramo

Il 2019 sarà l’anno del turismo lento. Lo annunciava nel 2017 Dario Franceschini, allora ministro ai Beni Culturali ed al

Rifugio Carmagnola

Turismo. Mentre l’Italia intera si scopre sostenibile, e in vista di questo importante appuntamento si organizza per andare a mappare l’Atlante digitale dei cammini, Legambiente ha premiato la valle Maira con la bandiera verde “Carovana delle Alpi 2017”.Culla di esperienze virtuose, la valle Maira sta infatti diventando un caso, il modello turistico consolidato di un territorio che attinge alla propria identità storica per creare economia. E a premiarla sono i molti, moltissimi utenti – principalmente stranieri – che scelgono questo territorio come meta delle proprie vacanze estive e invernali.

Affreschi di Hans Clemer a Elva

Abitanti temporanei, come direbbe Paolo Verri, non turisti. Concetto importante, questo, che implica un’idea di accoglienza che va a superare la barriera del mero sfruttamento economico per aprire la porta di casa ad incontro arricchente di culture differenti. E proprio quella montagna, quell’elemento di confine che fino a ieri pareva essere un fattore di debolezza, sta oggi riacquistando il proprio significato storico autentico: montagna come luogo di scambio, di incontro e arricchimento.
Confine come simbolo dell’interazione fra le culture. E così, camminando sui sentieri d’alta quota, è molto facile incontrare tedeschi, svizzeri, francesi, norvegesi, americani. Impegnati tutti quanti a percorrere il circuito de “I percorsi Occitani”, un sapiente recupero dell’antica rete sentieristica di valle che ne permette l’intero attraversamento su entrambi i versanti, strutturato in una ventina di tappe. Si viaggia leggeri, perché ai bagagli ci pensa lo Sherpabus, ovvero il taxi delle montagne, che ogni mattina si occupa del recupero degli zaini e del loro trasporto alla tappa successiva. Destinazione che molto probabilmente sarà l’ennesima piccola e accogliente locanda ricavata dal restauro delle architetture tradizionali dove la farà da padrona la cucina occitana: pasta fatta in casa, formaggi d’alpeggio e le immancabili acciughe. Si parlava del recupero dell’identità storica: questo pesce di mare nei secoli è divenuto il simbolo di una comunità alpina grazie ai famosi acciugai della valle Maira, gli anchoers, che oggi forse costituiscono il maggior elemento identificativo di questo territorio.
E poi le testimonianze di arte e architettura, che costellano il territorio, con la presenza di cicli di affreschi medievali di elevato interesse. Insomma qui tutto concorre a raccontare di un territorio che sta facendo leva sulla propria autenticità per arginare la piaga dell’emigrazione, fenomeno nei decenni passati ha decimato la popolazione impoverendone il tessuto sociale.
Proprio per dimostrare con tenacia ed assiduità che anche nelle aree più marginali è possibile costruire comunità, il turismo e le attività ad esso collegate sono diventati in questi anni il principale motore economico della valle, con la presenza di una forte imprenditoria privata, principalmente di stampo famigliare, e un sostegno, laddove possibile, della parte pubblica.
In diversi casi la vocazione turistica della valle ha costituito un forte elemento di attrazione per persone residenti altrove che, aderendo ad un progetto di valorizzazione territoriale, hanno optato per uno stile di vita alternativo scegliendo di insediare sul territorio una propria attività. È infatti proprio la cultura del territorio che ha creato le condizioni per lo

Rocca Provenzale Chiappera

sviluppo virtuoso di quest’area. Alla base vi sono sostenibilità, rispetto della tradizione, recupero del saper fare.
Concetti che ad oggi si traducono nel cosiddetto slow tourism: trekking, mountain bike, arrampicata, sci nordico e alpinismo. Valorizzazione dell’enogastronomia locale che passa attraverso la nascita di piccole aziende agrituristiche, di attività artigianali attive nel recupero e nella trasformazione di antiche varietà di cereali attraverso la molitura a pietra – mais pignulet, grano saraceno, farro, segale, avena. Attenzione e salvaguardia dell’occitano, secolare lingua minoritaria, e delle sue declinazioni: la letteratura, la poesia e la musica che oggi sta diventando un fortissimo elemento di aggregazione sociale e di promozione. Un proliferare di ghironde, organetti, violini e fisarmoniche, ma soprattutto di danze e feste popolari che vedono radunarsi svariate centinaia di persone per onorare le feste di valle, la fiera di san Marcelin a Macra e quella degli acciugai a Dronero. Un’attenzione alla tipicità che forse in primisè funzionale

Fiera degli Acciugai

al rafforzamento della coscienza di comunità, elemento fondamentale ed irrinunciabile per radicare un visitatore esterno al territorio.
Sarebbe errato semplificare la valle Maira con i suoi “Percorsi Occitani” come una bella offerta turistica. Perché dietro a questa denominazione si celano decenni di sforzi, di iniziative, di scelte politiche e territoriali non semplici orientate a creare un sistema a trecentosessanta gradi, una piccola grande comunità che vuole essere forte dei suoi passi e dei sui mezzi.
Il tutto partendo da un concetto molto semplice e definito: la consapevolezza di essere custodi di un territorio unico, caratterizzato da una bellezza così aspra, selvaggia ed autentica da lasciare senza fiato, dove i secoli di quella storia minore che non è scritta sui libri di scuola hanno lasciato il segno del proprio passaggio nelle architetture, nelle tradizioni, nelle parlate e negli sguardi delle persone.

Lago nero

Oggi la val Maira guarda al futuro con coscienza del proprio percorso, sceglie di essere un modello di autenticità. Una montagna che rinasce, che cerca di far fronte alle enormi difficoltà amministrative e gestionali dei territori marginali, che crede ancora in se stessa e nel suo potenziale, che si apre all’esterno e opta per trasformare degli apparenti punti di debolezza in opportunità di crescita, sviluppo ed innovazione.
La bandiera verde di Legambiente rappresenta in tutto ciò un importante punto di arrivo, ma allo stesso tempo un forte stimolo a perseverare nel radicamento di questa filosofia di territorio attraverso il binomio vincente ambiente-cultura del luogo. Un monito alla grande sfida verso il domani che attende questo territorio. Un invito a non dimenticare quanto bella, unica ed autentica possa essere questa valle. E forse questo invito è ricordato da tutti quegli amanti della natura che ogni anno scelgono di attraversare mezzo mondo per venire a scoprire questo piccolo lembo di terra. Sovente, i punti di vista degli esterni sono più obiettivi e razionali.
Questo articolo ha ricevuto il secondo premio all’undicesima edizione del Premio Piemonte Mese, Sezione Economia, Turismo, Ambiente

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