LA MONACA DI MONZA
di Giovanni Testori
Adattamento per tre voci e regia Valter Malosti
5-9 febbraio
Torino, Teatro Astra

Fra i più importanti intellettuali italiani del Novecento, Giovanni Testori (1923-1993) dedica nel 1967 un’ampia opera teatrale alla figura della Monaca di Monza: figura storica di grande complessità prima ancora che personaggio dei Promessi sposiValter Malosti concentra ora il dramma di Testori su un triangolo: la protagonista Marianna De Leyva (Federica Fracassi), una vita circondata di violenza fin dal suo stesso concepimento; l’amante Gian Paolo Osio (Davide Paganini), vero e proprio eroe nero e sanguinario che finisce i suoi giorni barbaramente trucidato; la conversa (Giulia Mazzarino) assassinata dai due per metterla a tacere. I tre personaggi sono in realtà già morti. Parlano come revenants, isolati ognuno nel proprio flusso di coscienza.
Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’artista moderno come Giovanni Testori”– osservava Piero Citati nel 1971. “Il suo bisogno fatale di andare oltre, sempre più avanti e lontano, dove nessuno possa sostare con lui: il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno, ora per ora, libro per libro, un destino tragico, cosa più moderno di questo?”
Nella versione di Testori, come in una soggettiva cinematografica, la protagonista, da morta, rivive la vicenda fin dal suo proprio concepimento avvenuto con atto brutale del padre su una delicata figura di madre, per poi passare a rievocare il disperato amore per Gian Paolo Osio, vero e proprio eroe nero e sanguinario che finisce i suoi giorni barbaramente trucidato.
Lo spettacolo ha debuttato con grande successo di pubblico e critica nel febbraio 2019 al Teatro Franco Parenti di Milano.
Così Malosti racconta la sua lettura della Monaca testoriana: “In Testori Marianna De Leyva è una sorta di revenant che strappa se stessa, fantoccio di carta, dalla Storia scritta. La parola si fa carne, rimette insieme le sue “ossa maledette” per dar vita ad una blasfema eppur umanissima resurrezione. La tragica vicenda della protagonista  prende forma con un andamento temporale distopico, e come in soggettiva cinematografica, addirittura fin da dentro il ventre materno, dal concepimento, dall’atto brutale del padre padrone, passando per gli opifici e le fabbriche  e le macchine e le benne della Monza e della Milano degli anni Sessanta, fino a rivivere il disperato amore, che è il cuore pulsante del testo, per Gian Paolo Osio vero e proprio eroe nero, sconcio e sanguinario che finirà i suoi giorni barbaramente trucidato. L’operazione drammaturgica (l’adattamento è per tre sole voci), e di regia, è volta alla radicale scarnificazione del testo, lasciando da parte quel sentore vagamente “pirandelliano” che si annusa nel testo completo, lasciando che l’andamento da feroce confessione, sviluppata in un dialogo apparente con l’inquisitore, si trasformi in quello che il nucleo del testo in realtà è, e cioè un atto violentemente ed eminentemente poetico, già lì ad esprimere una condizione “germinale” del teatro come prova “religiosa”, “immobile”, “lacerante e senz’esiti”,  come ha scritto Barbara Zandrino, una interrogazione spinta fino alla blasfema chiamata in giudizio di Dio, con furioso slancio eretico, per aver voluto così la creazione”.
Malosti concentra tutta la forza della sua rilettura su quei fantasmi ancora arsi dalle fiamme infernali di un amore delittuoso, strani vampiri del sentimento, condannati a nutrirsi per l’eternità del desiderio che li ha avvinti, costretti al delirio della carne che si fa parola.  Maiuscola prova interpretativa di Federica Fracassi, che qui davvero si conferma attrice di altissima qualità, pienamente matura, capace di passare senza sosta dalle più aguzze sfumature a un lacerante furore espressivo.
Teatro Astra – Via Rosolino Pilo 6, Torino
Recite: mercoledì 5 ore 19,30; domenica ore 17, gli altri giorni ore 21
Info: Teatro Astra tel. 011 5634352

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