Piemonte laboratorio di peer education

di Oscar Borgogno

Il Treno della Memoria è un progetto ormai molto conosciuto in Piemonte, soprattutto dagli oltre 9.000 studenti dei licei e istituti superiori regionali che negli ultimi nove anni vi hanno partecipato in prima persona. Solo in pochi però conoscono l’interessante e originale percorso seguito dall’associazione torinese Terra del Fuoco, ideatrice del progetto, che lo ha portato ad essere una delle principali attività nazionali in tema di ricordo della Shoah alle nuove generazioni. 
Era la primavera del 2004 quando si tenne a Cracovia la manifestazione “Piemonte Fabbrica di Cultura”, una settimana di contaminazione tra le culture underground piemontesi e polacche. Fu in quella occasione che alcuni membri dell’associazione Terra del Fuoco (nata nel 2001) visitarono il Museo Internazionale dell’Olocausto di Auschwitz-Birkenau e maturarono la convinzione che tutti i giovani dovessero, almeno una volta nella vita, essere testimoni diretti di quella tragedia. “Fin d’allora, pur essendo ancora un gruppo di ventenni alle prime armi, spiega Davide Toso, responsabile nazionale del progetto, avevamo chiari i quattro obiettivi che intendevamo raggiungere: storia, memoria, testimonianza e impegno”. Il Giorno della Memoria era stato istituito soltanto quattro anni prima e i testimoni diretti di quel periodo storico iniziavano ad essere sempre meno e sempre più affaticati dall’età. “Percepimmo quanto fosse urgente un passaggio di testimone, spiega Toso, che qualcuno, preferibilmente giovane, provasse a narrare questa realtà storica a dei coetanei”
ba-treno La cosiddetta peer education è infatti uno degli elementi chiave del percorso educativo del Treno della Memoria, ed è stata anche la fonte delle prime critiche che il progetto ha ricevuto: che titolo potevano avere un gruppo di ragazzi ventenni a “fare memoria”? Si trattava in effetti dell’unico caso in Italia in cui un’attività simile vedeva tra gli accompagnatori ragazzi poco più grandi degli accompagnati, con l’intento esplicito di coinvolgere i partecipanti attraverso un sistema educativo diverso da quello scolastico tradizionale. Un metodo che finora si è guadagnato l’entusiasmo degli studenti e l’approvazione degli istituti scolastici di provenienza, grazie anche alla collaborazione di associazioni come l’Anpi. 
A differenza di progetti simili realizzati da istituzioni e associazioni in tutta Italia (la Regione Toscana, la Fondazione ex campo Fossoli in Emilia Romagna, la Cgil e la Cisl milanesi, l’Officina Memoria di Brescia), il Treno della Memoria di Terra del Fuoco si distingue per non essersi mai focalizzato su un territorio circoscritto. “Pur essendo quantitativamente più concentrati su Torino e provincia, prosegue Davide Toso, attraverso una collaborazione con associazioni e gruppi locali siamo riusciti ad espandere il bacino d’interesse del progetto”. Nel giro di pochi anni il numero di studenti coinvolti è aumentato esponenzialmente. Nel 2005 è partito il primo treno alla volta di Cracovia, con a bordo 450 studenti della provincia di Torino. L’anno successivo i ragazzi sono aumentati a 790, arrivando a 940 nel 2007. È stato poi il turno dei comuni di Cuneo, Biella e Novara, che si sono aggiunti nel 2008 (rispettivamente con 100, 50 e 25 ragazzi). In poco tempo i partecipanti hanno raggiunto quota 1400 dal solo Piemonte. Anche la Puglia ha creduto sin dall’inizio nel progetto e dal 2005 al 2012 è passata da 50 ragazzi ad un massimo di 650. Sono molti gli enti che, col passare degli anni, si sono convinti dell’utilità del Treno della Memoria come strumento di politica giovanile e hanno deciso di finanziarlo permettendo la partecipazione dei propri studenti. Tra il 2008 e il 2013 hanno preso parte ai Treni della Memoria oltre 17.000 studenti provenienti da Trentino, Friuli, Valle d’Aosta, Sicilia, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna, Campania, Marche, Veneto, Lazio e Sardegna. 
Ma come è stato possibile estendere un’iniziativa così complessa a tutta Italia? “All’inizio eravamo una sorta di venditori porta a porta presso Comuni, Province e Regioni”, ricorda Davide. “La difficoltà consiste nel riempire un treno charter intero per sfruttarlo al meglio. La Regione Piemonte fin dall’inizio è stata la garante del progetto”. Si è così creato un meccanismo partecipato, attraverso il sostegno di 80 soggetti pubblici (soprattutto Comuni) in tutto il Piemonte. “Ora la voce si è diffusa e sono gli enti stessi a cercarci. Veniamo continuamente contattati a livello nazionale e il progetto continua ad allargarsi”.
ba-treno-2Non mancano però i rischi e gli aspetti critici. “Non vogliamo sembrare un’astronave che cala su un territorio con un progetto standard e fuori luogo”, puntualizza Toso. “La parte più difficile è costruire percorsi educativi adatti ad ogni territorio: non si può parlare allo stesso modo di Resistenza e seconda guerra mondiale in Sicilia, Friuli e Piemonte: le sensibilità da toccare sono diverse, per ragioni storiche e culturali. Sarebbe un grosso errore far finta che queste differenze non esistano”. Entra così in gioco la collaborazione con associazioni territoriali e università locali (quella del Salento, di Torino, di Trieste, ecc). “Sono loro a suggerirci i percorsi educativi più adatti, conformandoli alla storia dei singoli territori”

Dopo la preparazione nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, inizia il viaggio vero e proprio tra gennaio e marzo. “Il treno serve anche per far immedesimare i ragazzi, per quanto possibile, nelle esperienze vissute dai deportati oltre sessanta anni fa”. Giunti a Cracovia gli studenti alloggiano in ostelli locali e dedicano una giornata alla visita del Ghetto e un’altra ai campi di Auschwitz e Birkenau. “Senz’altro il viaggio è fortemente emotivo”, spiega Toso. “Per ogni partecipante questa esperienza è un vero pugno nello stomaco”
Per dare seguito ai ragionamenti e alle speranze che immancabilmente sorgono nei ragazzi durante il viaggio di ritorno, si chiede loro di attualizzare quella che Primo Levi definiva “zona grigia” (coloro che avrebbero potuto sapere, ma preferirono non vedere ciò che stava accadendo nei lager), coniugandola con le problematiche politiche dei nostri tempi: lavoro, immigrazione, diritti costituzionali, razzismo, omofobia, ecc. “Desideriamo che gli studenti vivano in maniera attiva la loro condizione di cittadini. Per noi Aushiwitz è un luogo simbolico di tragicità estrema: una pluralità di tematiche vengono sintetizzate nell’orrore di quei campi di sterminio”. Inoltre, “siccome i posti a disposizione sono sempre meno rispetto alle richieste, si chiede ai partecipanti di essere ambasciatori di questa esperienza nella propria comunità sperando che un giorno, chissà, diventino classe dirigente matura e consapevole”.
Come molti altri eventi e progetti in tutta Italia, anche il Treno della Memoria sta facendo i conti con la crisi economica e i tagli della spesa pubblica. “Nonostante ben 80 comuni piemontesi e 200 istituti scolastici abbiano comunque deciso di sostenere economicamente il progetto, spiega  Toso, la Regione Piemonte ha scelto di azzerare i fondi già per il 2013 mettendo in seria discussione la sopravvivenza stessa del progetto per il futuro”. È questo il motivo per cui il viaggio di quest’ultima edizione, a inizio marzo, è stato realizzato in bus e ha coinvolto solo 900 ragazzi invece dei 1400 delle precedenti edizioni. Alla luce di ciò Terra del Fuoco si è ingegnata per trovare metodi alternativi di finanziamento, come alcune cene realizzate con la collaborazione di Eataly. Anche in questo caso però non sono mancate le critiche: “Ad alcuni è parso sconveniente affiancare una cena chic (100 euro a coperto, nda) ad una realtà come la Shoah”, ammette Toso. “Certo l’Italia non è l’America, ma noi abbiamo ritenuto utile chiedere ad alcuni privati di investire proprie risorse in un progetto a servizio della collettività”.

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