GIORGIO DE CHIRICO
Capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti
A cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria
6 marzo – 27 maggio 2018
Castello di Rivoli

La mostra presenta per la prima volta al Castello di Rivoli un selezionato nucleo di capolavori di Giorgio de Chirico provenienti dalla collezione di Francesco Federico Cerruti, offrendo così alla fruizione pubblica opere sino a ora celate nella Villa Cerruti di Rivoli, dimora voluta dall’imprenditore torinese negli anni sessanta ad uso esclusivo della propria collezione privata. Per ammissione dello stesso de Chirico, Torino, luogo che vide l’esplosione della pazzia di Nietzsche, è tra le città italiane che ispirarono i primi quadri metafisici con le loro atmosfere malinconiche. Includendo opere che spaziano dal 1916 al 1927, la mostra al Castello di Rivoli presenta otto importanti dipinti del maestro della Metafisica.
Offrendo uno spaccato sull’inesauribile capacità metamorfica del genio di de Chirico, la mostra ne indaga la ricca eredità intellettuale presentando i suoi quadri in relazione con alcune tra le maggiori opere di arte contemporanea della collezione permanente del Museo, tra cui installazioni di Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto e Maurizio Cattelan.
Originale inventore di un pensiero nel quale le memorie personali hanno intrecciato un fecondo dialogo con i miti classici e la filosofia, nella sua continua ricerca, che incluse la libertà di citare se stesso e non fermarsi ad un unico stile, de Chirico abbracciò più metamorfosi artistiche per rispondere alle pretese di progresso della modernità, resistendone la razionalità e la fascinazione per la tecnologia.
In linea con lo spirito che caratterizza la Collezione Cerruti e la sua eclettica visionarietà, che dai fondi oro medievali spazia all’arte contemporanea, la mostra propone un inedito viaggio nel tempo che mette in relazione le opere di de Chirico con alcune tra le maggiori opere di arte contemporanea della collezione permanente del Museo. Nella cornice del Castello – a sua volta luogo nel quale il passato rinnova continuamente il suo incontro con il presente – la mostra si articola attraverso una serie di dialoghi tra i quadri di de Chirico e opere di artisti contemporanei. Afferma Carolyn Christov-Bakargiev: “In de Chirico la riscoperta della mitologia classica non avviene come nel Rinascimento per ricostruire una storia del passato, ma per uscire dalla Storia, quella stessa che proprio dal Rinascimento ci ha portato a quell’accelerazione mortifera e ingestibile che arriva alla nostra contemporaneità. De Chirico è nietzschiano, antimoderno e contro lo storicismo. Rinnovando il concetto di un tempo circolare, l’artista si rifà alla mitologia e alla pervasività del concetto di metamorfosi che la caratterizza”.
Presentato nelle sale auliche al primo piano della Residenza Sabauda, a partire dalla sala 15, il percorso include Composizione metafisica (Muse metafisiche) (1918) allestita in relazione con Casa di Lucrezio (1981) di Giulio Paolini, secondo un dialogo all’insegna dei temi del doppio e dell’enigma poetico, che continua nella sala 16 con Il trovatore (1922), per arrivare alla meraviglia della sospensione metafisica pura de Il saluto degli argonauti partenti (1920) nella sala 17. Nella sala 5 il tema dell’autoritratto è invece il nodo centrale che mette in relazione Autoritratto metafisico (1919) con l’imponente Architettura dello specchio (1990) di Michelangelo Pistoletto, mentre nella sala 6, Interno metafisico (con faro) (1918) si apre al contrasto con le architetture immaginifiche dipinte da Franz Ackermann. Nella sala 7, il percorso continua con la Composizione metafisica (1916) e le opere di Fabio Mauri, mentre nella sala 13, Interno metafisico (con dolci ferraresi) (1917) intrattiene una inaspettata relazione con le opere di Alighiero Boetti all’insegna dell’interesse da parte di entrambi gli artisti per dettagli concreti, tratti con apparente semplicità dalla vita quotidiana. A completare il percorso, nella sala 14, la mostra mette in relazione il lavoro di de Chirico Due cavalli (1927) con Novecento (1997) di Maurizio Cattelan, secondo un dialogo nel quale l’impeto dionisiaco del maestro della metafisica incontra la cinica e sconsolata visione dell’artista contemporaneo relativamente al secolo appena trascorso.
Il percorso espositivo – scrive Marcella Beccaria – propone ai visitatori, in un vertiginoso gioco tematico di assonanze, contraddizioni ma anche sorprendenti corrispondenze, che gettano ulteriore luce sulla poetica di de Chirico e sulla sua inesauribile eredità culturale”.
Proponendo un approfondimento relativo alle poetiche di giovani artisti emergenti a livello internazionale, il tema della metamorfosi è anche alla base della mostra Metamorfosi – Lasciate che tutto vi accada, curata da Chus Martínez, ospitata in contemporanea al Castello di Rivoli.
Info: www.castellodirivoli.org

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